L’IRAN non è il Venezuela

Ormai, è chiaro che il nuovo ordine mondiale poggia sulla violazione sistematica e continua del diritto internazionale ed ha, come sfondo necessario, Paesi i cui giacimenti di petrolio grondano di ricchezze “improduttive” per l’occidente.

Il nuovo ordine mondiale è dettato dalle “paturnie”, o altro, di un Presidente democraticamente eletto: quello degli Stati Uniti d’America.

L’esperimento Venezuela è stato molto singolare per come l’azione è stata eseguita (forze speciali USA in campo) e per come è stata taciuta al Congresso e, quindi, al Popolo Americano.

Di fatto, si è limitato nella cattura del Presidente Maduro e nell’allaccio di relazioni tra USA e la Giunta esecutiva del Governo che appoggiava già l’arrestato dittatore.

Non vi è stato nulla di democratico in ciò e c’è stato uno scambio nemmeno troppo oscuro tra l’operazione militare e le ricchezze “inespresse” ( ed improduttive) del Venezuela.

Gli Stati Uniti hanno, tramite la loro azione di c.d. “stampo democratico”, con la cattura di Maduro, con le immagini del dittatore in catene davanti al Tribunale statunitense (di cui è lecito dubitare circa la legittimità della giurisdizione) e con una scoperta che certi capi di accusa (quelli più gravi) risultavano privi di prove, esercitato la loro forza propulsiva.

In uno spazio temporale di 7/10 giorni il vento statunitense ha smesso di soffiare in Venezuela e l’operazione militare (a nostro modo di vedere illegale/illegittima anche per le leggi statunitensi) ha aperto i rubinetti del petrolio venezuelano alle compagnie petrolifere americane che ne godranno a beneficio loro e, forse, dei cittadini statunitensi.

La lobby che, insieme a quella delle armi, ha spinto molto per la seconda elezione di Donald Trump ha avuto il suo “obolo” di riconoscenza.

La potenza americana un po’ in difficoltà sotto il profilo economico è molto potente sotto il profilo militare e questo peso cerca di esercitarlo nell’assetto degli equilibri con gli altri due “padroni del mondo”: la Russia e la Cina; non a caso silenti spettatori nonché conniventi in tutto ciò.

La prima molto forte nelle materie prime disponendo dell’oceano della Siberia e la seconda molto potente sotto il profilo dell’economia globale disponendo di materie prime, tecnologia avanzata e lavoro a bassissimo costo.

Il Presidente Trump e la sua amministrazione hanno, però, un debito di grande riconoscenza con Israele che per decenni (anche se molto aiutato) ha tenuto a bada (almeno per quanto ha potuto) il mostro a più teste del terrorismo islamico.

Israele ha un conto in sospeso con diversi paesi dell’area medio-orientale, ma soprattutto con l’IRAN degli AYATOLLAH, figli della rivoluzione che hanno creato una vera e propria dittatura politico-religiosa che ha calpestato i diritti dei cittadini e oppresso le opposizione nel sangue.

L’IRAN, però, non è il Venezuela, ma è un Paese con molte anime e che raccoglie consensi in tutto il mondo arabo e non, un Paese che ha la forza di uccidere migliaia di persone senza che nessuno all’ONU si alzi e chieda contezza di tali massacri, un Paese che ha una immensa ricchezza culturale ed una immensa ricchezza in materie prime, in primo luogo, il petrolio ma anche il gas naturale.

Un attacco all’IRAN era prevedibile.

Un attacco per la potenza militare USA e di Israele – come è stato – devastante.

A farne le spese molti civili e molti capi del terrorismo mondiale, ivi compreso il Presidente ALI KHAMENEI, ma l’IRAN non è un paese democratico ed è guidato da una teocrazia religiosa, una ideologia fanatica di odio per l’Occidente.

La morte di molti leader e del Presidente non ha dissolto il potere di guida del Paese, ma paradossalmente, ha solo cambiato gli uomini al potere, ma non il sistema e nel Paese e nel mondo ci sono state molteplici manifestazioni anti – occidentali.

Dopo l’Afganistan e l’IRAK si dovrebbe aver compreso che il verminaio politico religioso medio-orientale è colmo di situazioni limite e che in quei Paesi la democrazia occidentale non può attecchire, non può essere esportata.

Non può radicarsi perché i loro valori ed i loro principi sono diversi e la politica e la religione sono la stessa cosa.

Detto ciò, però, va dato atto a Trump di una certa sincerità che altri Presidenti USA non hanno mai avuto: lui è solo interessato al petrolio e alle altre fonti energetiche.

A lui, alla sua amministrazione e quei Paesi occidentali che lo seguono (l’Italia non è tra costoro) non importa dei civili assassinati per motivi politico-religiosi e perché le donne non portano il velo, non importa dei “dispersi” che non hanno più fatto ritorno alle loro case, non importa dei diritti civili della popolazione, ma sono tutti interessati ai commerci, alle possibili occasioni di fare qualche acquisto a “saldo” con il ricatto delle armi.

Prova ne è che tra poco Trump dirà che avrà vinto la guerra ed inizierà a fare contratti con chi guida l’IRAN; con i dittatori sanguinari rimasti che hanno rimpiazzato i defunti sotto i missili e le bombe.

Per Trump e la sua amministrazione l’occidente porta con se solo valori economici e non principi etici e valori di libertà, uguaglianza e fraternità.

Da queste riflessioni emerge, con chiarezza che il c.d. nuovo ordine mondiale si fonda su rapporti di forza bellica che hanno come principale scopo quello di “normalizzare” il Paese attaccato sotto il profilo dei mercati e dei commerci.

Le c.d. super Potenze sono tutte orientate ad accaparrarsi fette di potere e fette di ricchezze del mondo.

La fonte energetica a basso costo garantisce benessere e nella logica del più forte è lecito ogni mezzo per averla.

Non ha importanza la popolazione del mondo, non hanno importanza i diritti, non hanno importanza i cittadini delle varie nazioni aggredite.

Tutto questo è assolutamente certo ma umanamente ed eticamente inaccettabile.

L’IRAN non è il Venezuela e questa è cosa certa.

La morte del Presidente non ha portato al disfacimento politico del Paese che ha dimostrato di compattarsi e dare alla Nazione islamica un nuovo Presidente in meno di 24 ore.

Nuovo Presidente che discende, secondo la iconografia religiosa direttamente dal Profeta Maometto.

Non vi è stato alcun vuoto di potere ed il popolo è stato compattato con la paura di repressioni e con il sentimento d’odio  contro gli Stati Uniti e l’occidente in generale.

Le cellule islamiche nel mondo si sono “risvegliate” e non sappiamo cosa possono ordire contro l’Occidente.

Il terrorismo internazionale ha rialzato la testa e la paura in occidente è salita di molti gradini.

L’islam terrorista è pericoloso perché è silente e diffuso nel Mondo attraverso le cellule dormienti.

Le pagine in cui, in modo profetico, Oriana Fallaci descriveva tutto questo anche prima dell’11 settembre 2001 non sono ancora state ben lette e tanto meno comprese.

Esiste un islam pacifico, ma le cellule terroristiche coperte da IMAM compiacenti ci sono anche sul territorio italiano.

Il terrorismo islamico è intriso di fanatismo religioso e di una vecchia idea dell’islamismo: conquistare l’occidente ed eliminare ogni segno della cultura occidentale, in primo luogo la cultura cattolico-cristiana.

A questo intento non c’è altro che la difesa Paese per Paese della nostra cultura e della nostra democrazia.

Se studiassimo la storia avremmo imparato che l’unica risposta per fronteggiare il terrorismo islamico ed i Paesi islamici è da un lato una integrazione di chi mostra un atteggiamento pacifico e dall’altro un isolamento dei Paesi islamici violenti aiutando le popolazioni che all’interno lottano per la libertà, la democrazia e la giustizia.

Di tutto questo non c’è nemmeno l’ombra in quanto sta accadendo in IRAN.

Si tratta solo di una guerra economica che terminerà quando i capi religiosi diranno che vogliono scendere a patti; accordi, ovviamente, economici con gli Stati Uniti.

Ecco perché riteniamo che questa guerra più che contro il terrorismo sia a favore di contratti futuri tra compagnie petrolifere statunitensi e Iran.

La storia ci insegna che i contratti si fanno con tutti, anche con i dittatori sanguinari, mentre gli aiuti alle popolazioni oppresse hanno altri parametri di giudizio e valutazione e costano sacrifici ed impegno.

Costano una coerenza d’intenti che questa amministrazione americana mostra di non avere.

L’Europa potrebbe giocare un ruolo determinante, ma come avviene da diverso tempo si rivela purtroppo come: “non pervenuta”.

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