Scontro tra Stato e Regione Sardegna sulla legge sulle aree idonee

Dopo la bocciatura della moratoria sulle rinnovabili, un nuovo scontro si profila tra il Governo e la Regione Sardegna. Il Consiglio dei Ministri ha infatti impugnato la legge regionale che definisce le aree idonee alla costruzione di impianti di energia rinnovabile, approvata lo scorso dicembre. Secondo l’esecutivo, la norma eccede le competenze regionali e viola la Costituzione.

La legge regionale stabilisce che solo l’1% del territorio sardo può ospitare impianti rinnovabili, escludendo vastissime porzioni di territorio e bloccando numerosi progetti già in fase autorizzativa. Il Ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, promotore dell’impugnazione, ha dichiarato che la norma contrasta con gli articoli 117 e 41 della Costituzione, nonché con il decreto legislativo n. 199 del 2021.

L’Avvocatura dello Stato, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Rinaldi, ha sottolineato come la legge limiti in maniera arbitraria l’iniziativa economica e lo sviluppo del settore energetico, violando il principio di certezza del diritto.

L’assessore regionale all’Ambiente, Elena Contini, ha difeso la legge sostenendo che l’individuazione delle aree idonee è necessaria per evitare speculazioni e garantire uno sviluppo sostenibile. L’avvocato della Regione, Lucia Martelli, ha argomentato che la legge si inserisce nel quadro delle competenze statutarie della Sardegna in materia di gestione del territorio.

La Corte Costituzionale sarà chiamata a pronunciarsi nei prossimi mesi. Se la legge fosse bocciata, verrebbero riaperti numerosi progetti bloccati, con un impatto economico stimato tra gli 8 e i 12 miliardi di euro entro il 2030. Gli investitori attendono con ansia il verdetto, mentre il governo regionale valuta eventuali modifiche per rendere la legge più conforme ai vincoli costituzionali.

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