Da sempre, in ogni luogo, in ogni agglomerato umano, una parte dei membri di una società è subordinata ad altri membri. Sul piano delle idee, nessuna filosofia e/o nessuna dottrina, per quanto anarchica e/o libertaria, ha mai pensato di fare a meno della presenza, anche nella agognata società ideale, dì un gruppo dirigente e/o di una élite, sia esso un partito sia esso il guru e/o l’addetto alla distribuzione delle dosi di LSD nelle comunità dei “figli dei fiori” e /o nelle facoltà universitarie nordamericane all’avanguardia (Berkley)!
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La subalternazione può avere innumerevoli motivazioni. Da quella più comune, estesa al regno animale, che caratte rizza il rapporto tra il cucciolo e l’adulto, fondato sulla primaria esigenza di tutela, crescita e nutrimento, a quella più articolata ed odiosa che caratterizza il rapporto tra uno schiavo ed un padrone, fondato sulla violenza sopraffattrice e l’assoggettamento fisico e psichico da parte del più forte, singolo o gruppo che sia. Anche i rapporti di subalternazione, nelle loro varie tipologie, nel divenire dell’esperienza umana universale, sono stati oggetto di attività di strutturazione delle relazioni tra azioni umane finaliz zate a realizzare gli scopi immediati di detti rapporti (ad esempio la tutela dei neonati e dei minori, la protezione dei deboli e la soppressione dei prepotenti, il ruolo, la funzione, il lavoro ed i servizi degli schiavi).
Il risultato della menzionata attività di strutturazione e, quindi, giuridica, è la formazione di Istituzioni.
Esse sono organizzazioni stabili fondate su norme giuridiche ovvero su relazioni tra azioni, ritenute obbligatorie poiché, secondo esperienza, idonee a raggiungere sia il loro scopo immediato (ad esempio, come nel caso di specie, il ruolo dello schiavo) sia quello mediato della medesima norma ovvero la Natura e l’essenza del Diritto in generale: la Giustizia: equilibrio, reciprocità, sicurezza, pace, coordinamento nelle relazioni tra pari.
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La giuridicizzazione dei rapporti di subalternazione è stata resa possibile nell’esperienza umana con l’affermazione dell’Au torità.
Essa è, nello stesso tempo, Principio ed Istituzione e garantisce l’esistenza della Giustizia nei rapporti gerarchici tra esseri umani all’interno degli Ordinamenti.
L’Autorità come principio, come idea, come valore, ci riporta al concetto di obbedienza ovvero a quell’atteggiamento esisten ziale collegato al Valore del Dovere, all’agire alienato dalla pro pria individuale volontà, ma conforme alla strutturazione delle relazioni tra le azioni realizzata, nel divenire della umana espe rienza, per il raggiungimento degli innumerevoli scopi della vita umana.
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In questa prospettiva, si può affermare, riassuntivamente, che l’Autorità, sia come Principio sia come Istituzione, consente alla subalternazione, ovvero allo stato di fatto delle relazione tra un soggetto superiore ed uno inferiore (o per potenza fisica o per ufficio militare e/o per modalità di assetto all’interno di una qualsivoglia Istituzione e/o Ordinamento), di svolgersi, concre tamente, secondo Giustizia ovvero nelle forme e nella sostanza della Natura del Diritto.
Come una relazione, non tra uguali, ma tra situazioni soggettive differenti e contrastanti, sicura, equilibrata, prevedibile, recipro camente vincolante ed obbligatoria, universalmente riconosciuta, tanto da identificarla come una relazione tra pari.
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Come gli inferiori per natura hanno il dovere di obbedire ai loro superiori in tutte le cose previste dalla legge, così hanno il diritto di essere governati secondo la legge.
Ricorda Carnelutti che: “…sovrano vuole bensì dire il capo: ma se il capo sta sopra le altre membra, esso sta però sotto la volta del cielo. Solo quando il sovrano sappia ascoltare la voce che gli viene di là, e così obbedire, nel senso proprio di porgere ascolto, e così comandare come lui dall’alto viene comandato, si raggiungeranno gli estremi confini dello Stato e del diritto”.
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Nelle diverse connotazioni assunte nella esperienza umana, pur se spesso deviata dalla sua Natura ad opera e nell’interesse di partiti, classi, razze e confessioni religiose, l’Autorità ha rappre sentato e deve rappresentare, la manifestazione e la giustifica zione di ogni Gerarchia, insostituibile valore dello spirito umano.
Il Dovere di ogni Autorità è proprio quello di trasformare il rapporto di subalternazione in una relazione tra pari, pacifica e coordinata, nell’Ordine Giuridico, pur nelle differenze socialmente irriducibili ed istituzionalmente contrapposte delle posizioni di fatto dei protagonisti delle relazione (ad esempio, il padrone e lo schiavo, il boia ed il condannato a morte, etc.).