Globalizzazione, fragilità e diritto: l’uomo davanti ai limiti del suo tempo

Seconda parte della prefazione del Prof. Giulio Alfano

La pandemia ha spezzato l’illusione di una società invulnerabile. Ha costretto l’uomo a confrontarsi con la propria fragilità, con l’inadeguatezza dei modelli di sviluppo e con la precarietà delle relazioni umane. Di fronte a una minaccia invisibile, l’individuo si è scoperto solo, insicuro, confuso nel riconoscere il significato profondo delle esperienze e dei valori fondamentali della propria vita.

Il “resto”, ciò che resta dopo il trauma, è una società che si accorge dei limiti del proprio sistema di diritti, della globalizzazione e persino della propria razionalità. Siamo di fronte a un paradosso: la globalizzazione ha ampliato la rete delle relazioni planetarie, ma allo stesso tempo ha esteso su scala mondiale anche i rischi, le disuguaglianze e le vulnerabilità.

Tutto ciò mette sotto pressione la convivenza civile, soprattutto quella fondata più sulla competizione che sulla complementarità delle relazioni. E chiama in causa la responsabilità morale e politica dell’uomo: capacità di saper vivere con gli altri, di costruire progetti comuni, di affrontare problematiche globali con strumenti globali, superando egoismi nazionali e tentazioni di chiusura.

L’uomo, dotato di intelligenza, razionalità e coscienza, è chiamato non solo a capire ma anche a fondare il valore dell’agire. È questo il punto che Testa considera decisivo: la ragione deve guidare la libertà nella costruzione di una morale civile capace di superare il deficit educativo e culturale del nostro tempo.

Per affrontare le nuove sfide della società globale è necessario sciogliere il nodo storico creato dall’identificazione fra Stato e nazione, che spesso alimenta derive di separazione e conflitti distruttivi. La globalizzazione, nonostante i suoi limiti, chiama invece all’integrazione e alla cooperazione. Per questo occorre una dimensione educativa rinnovata, capace di formare un individuo consapevole e libero nelle scelte etiche e politiche.

Testa sostiene che non esiste tutela della dignità senza tutela della coscienza, e non può esistere pace senza verità. La libertà di coscienza deve essere accompagnata da un’adeguata informazione, formazione e responsabilità, perché la dignità della persona è il criterio ultimo della vita civile.

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