La Procura di Torino avvia un’inchiesta sulla strage di Volvera

TORINO – Il Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino, Dott. Dionigi Tibone, ha aperto un’inchiesta sull’omicidio dei due fidanzati, la ventottenne Chiara Spatola e il ventiquattrenne Simone Sorrentino, rimasti uccisi con diverse coltellate per mano del loro vicino di casa, Andrea Longo, il quale, subito dopo la mattanza, si è tolto la vita, così estinguendo il reato di omicidio premeditato per morte del reo.

I due ragazzi, entrambi operai, convivevano da poco in via XXIV Maggio a Volvera, piccolo centro cittadino alle porte di Torino, e nonostante Longo fosse arrivato nella loro palazzina solo da qualche mese, trasferendosi da Saronno, avevano subito capito che era una persona dalla quale tenersi a debita distanza.

Avevano deciso di allontanarsi da Volvera, perché Longo aveva iniziato a molestare la coppia, minandone fortemente la tranquillità e nello specifico ad importunare Chiara.

Secondo i genitori e gli amici, la ragazza era diventata la sua nuova ossessione, così come dimostra il fatto che attendeva il suo rientro ogni sera per dichiararle il suo amore.

Un paio di settimane prima di commettere il delitto, Longo si sarebbe presentato alla sua porta, chiedendole di “lasciare quel ragazzino”, cioè Simone, per “mettersi con un uomo vero”, riferendosi a sé stesso.

Lei aveva inutilmente cercato di fargli capire che era innamorata del suo fidanzato, ottenendo il risultato opposto e incrementando la sua ostinazione, fino al 25 aprile, giorno dell’omicidio-suicidio.

Ora la Pubblica Accusa dovrà sciogliere alcuni nodi relativi alle ore che hanno preceduto il tragico evento, occupandosi di valutare la possibile rilevanza penale di eventuali carenze o omissioni intervenute nella vicenda che ha spezzato le vite di due giovani ragazzi.

In particolare, le indagini dovranno rispondere alla domanda: Andrea Longo poteva effettivamente stare da solo in casa, nella piena disponibilità di un lungo coltello da sub, oppure doveva essere trasportato in ospedale?

Secondo quanto emerso, infatti, nel pomeriggio del 25 aprile l’omicida avrebbe contattato il 118, chiedendo aiuto per una non ben precisata crisi d’ansia che gli recava problemi a respirare.

All’arrivo dell’ambulanza, i sanitari lo avrebbero tranquillizzato e di seguito valutato di lasciarlo in casa.

Sarà necessario accertare se gli operatori, entrando nell’abitazione per accertare le condizioni di salute del chiamante, abbiano visto il coltello con cui Longo massacrerà, qualche momento dopo, i due ragazzi e se così fosse, per quale motivo non abbiano provveduto all’allontanamento dell’uomo dalla casa e ad allertare le forze dell’ordine.

Perfetto sconosciuto per i servizi sociali e psichiatrici di Volvera ma soggetto ben noto a quelli di Saronno, il paese in cui risiedeva in precedenza, Longo era seguito dalla psichiatria territorialmente competente, che gli somministrava psicofarmaci ed era già stato sottoposto ad alcuni trattamenti sanitari obbligatori (TSO).

Bisognerà valutare la sussistenza di una mancata comunicazione da parte del servizio sanitario che si occupava di curare l’uomo nei confronti dell’A.S.L. di Torino e se ciò possa costituire fatto penalmente perseguibile.

Giorgia Cappella

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