Si aprirà il 21 ottobre davanti alla Corte d’Assise di Vicenza il processo che vede imputati due genitori vicentini, accusati di omicidio volontario aggravato per la morte del figlio quattordicenne, Francesco, stroncato da un osteosarcoma. La procura contesta alla coppia di aver negato al ragazzo le cure salvavita, seguendo teorie pseudoscientifiche ispirate al metodo del medico tedesco Ryke Geerd Hamer, che attribuiva origine psicosomatica ai tumori.Il procedimento si preannuncia complesso, con una lunga lista di testimoni chiamati a deporre. Tra questi il dottor Matteo Penzo, anestesista veneziano vicino in passato alle teorie di Hamer, indicato dal padre del ragazzo come colui che avrebbe suggerito rimedi alternativi, come impacchi di argilla e Brufen. Penzo ha dichiarato al Corriere del Veneto di non ricordare la famiglia e di non aver mai avuto alcun ruolo nella vicenda.Un ruolo nella ricostruzione dei fatti lo avranno anche Pierre Pellizzari e Immacolata Quaranta, fondatori del centro olistico “Valdibrucia” in provincia di Arezzo, dove i genitori si sarebbero rivolti dopo la prima diagnosi oncologica all’ospedale San Bortolo di Bologna. Entrambi hanno sostenuto di non essere stati informati della gravità del caso e di aver anzi consigliato la famiglia a rivolgersi a un pronto soccorso quando il ragazzo peggiorò.La procura, guidata dal pm Paolo Fietta e dal procuratore capo di Vicenza Lino Giorgio Bruno, ritiene che la coppia abbia consapevolmente rifiutato la chemioterapia accettando il rischio di morte del figlio. Diversa la posizione della difesa, rappresentata dall’avvocato Lino Roetta, secondo cui i genitori «sono brave persone, devastate dal lutto, che hanno sempre seguito consigli medici e fatto il possibile per salvare il bambino».Il processo si annuncia come un caso emblematico sul confine tra responsabilità genitoriale, libertà di scelta terapeutica e tutela della salute dei minori.
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