Persone scomparse: quando il tempo è il nostro peggior nemico

Dal missing profiling all’autopsia psicologica: strumenti investigativi e ruolo dell’avvocato nei casi di scomparsa

Avv. Prof.ssa Federica Federici

Presidente di Nuove Frontiere del Diritto – Segretario e Membro del Direttivo del Comitato Scientifico Ricerca Scomparsi OdV

Ascoltando la collega Saveria Mobrici mi è venuto in mente, più di tutti, il caso Garlasco: un caso che sembra non chiudersi mai e dove le indagini a livello di prova scientifica sono state articolate e complesse. Ma quello di cui voglio occuparmi è un territorio forse meno mediatico, ma altrettanto urgente: le persone scomparse. È un tema che conosco dall’interno, in quanto segretario del Comitato Scientifico Ricerca Scomparsi ODV, operativo su tutto il territorio nazionale, con sede in Albano Sant’Alessandro (BG) Via Tonale, 100 e con sede legale a Roma. Telefono per le segnalazioni 388.1894493 email com.scientificoricercascomparsi@gmail.com.

Dietro ogni scomparsa, tanto dolore

Dietro i misteri delle scomparse ci sono casi assolutamente irrisolti, ma c’è soprattutto — e tengo a dirlo — tanto dolore. Noi che assistiamo le famiglie con le nostre diverse professionalità tocchiamo con mano i momenti immediati della scomparsa. E purtroppo, se non si interviene subito, se non si allerta tempestivamente l’intero sistema con notizie qualificate e indagini puntuali, l’epilogo tende sempre a essere il peggiore possibile: che ci sia un reato dietro, che si tratti di un suicidio, le speranze di ritrovare le persone vive si affievoliscono con il passare di ogni ora.

Sono circa 58 le persone che scompaiono ogni giorno in Italia, con numeri in crescita. I dati del Commissario nazionale per le persone scomparse ci mostrano un quadro articolato: non si parla più tecnicamente di «scomparsa volontaria», ma di allontanamento. Le cause comprendono dissidi familiari e relazionali, patologie psichiche e mediche, possibili vittime di reato e sottrazione di minori da parte di un genitore. Se confrontiamo italiani e stranieri, i numeri cambiano totalmente.

Casi che non lasciano in pace: Alessandro Venturelli e Sara Pedri

Tra i casi che mi hanno colpita di più c’è quello di Alessandro Venturelli, 22 anni, scomparso nel 2020 da Sassuolo. Si è allontanato da casa in modo anomalo: ha gettato dalla finestra uno zaino con biancheria, chiavi della macchina, un metro, un telo di plastica e dello scotch, senza dare spiegazioni e senza lasciare alcun biglietto. Il padre ha cercato di bloccarlo al cancello, ma lui ha fatto perdere le sue tracce. La mamma sta smuovendo intere reti di ricerca. Ci sono piste su Torino, ma personalmente, per esperienza, ne dubito: la persona somigliante avvistata probabilmente non era lui. Il contesto di Alessandro era quello di una grande fragilità — un incidente, un lutto, la malattia della mamma — che si mescolava, forse, a un contesto di pericolo, perché sembra fosse atteso vicino all’abitazione da un’automobile. La famiglia non si arrende.

Altrettanto emblematico è il caso di Sara Pedri, la ginecologa dell’ospedale di Trento scomparsa nel 2021. Era stata trasferita da poco in quella struttura, non si trovava bene e accusava i colleghi di mobbing. È stato aperto un processo con degli indagati — il primario del reparto e la sua vice — che si è concluso con un’assoluzione. Di Sara non si è trovata traccia, ma nei giorni scorsi leggevo sulle agenzie che sono state riaperte le indagini nei pressi di quel ponte in Trentino vicino al quale era stata trovata la sua auto. Questo per dare concretezza a quanto ci ha illustrato la collega Mobrici sul piano normativo: la riapertura delle indagini è uno strumento reale, che si usa.

Come si lavora su una scomparsa: la metodologia

Cosa posso condividere con voi sul piano metodologico? Prima di tutto: l’immediatezza è fondamentale. Le indagini devono essere subito capillari e informatizzate. Purtroppo le famiglie spesso si affidano al fai da te — volantini, social — invece di attivare subito tutti i canali formali. La denuncia è fondamentale. Il valore della rete lo è altrettanto. E le famiglie devono collaborare senza essere omertose sul contesto che ha portato alla scomparsa: all’inizio può non essere chiaro se l’allontanamento è volontario, ma ogni dettaglio può essere determinante.

Le professionalità in campo quando c’è una scomparsa sono moltissime: il prefetto, il sindaco, i servizi sociali, le associazioni di volontariato, la protezione civile, l’autorità giudiziaria, i droni, gli avvocati, i medici, i sociologi, i criminologi, i vigili del fuoco, i cani molecolari e le banche dati del DNA. C’è un commissario straordinario che coordina l’intero scenario insieme alla prefettura e al tavolo tecnico. Il percorso va dall’allarme formale, alla fase informativa con l’ascolto di tutte le persone informate sui fatti, all’attività dell’unità di ricerca, fino — nel caso peggiore — alla sospensione delle ricerche, un momento dolorosissimo da comunicare alle famiglie.

Le ricerche devono essere specifiche: la metodologia cambia totalmente a seconda che la scomparsa avvenga in zona lacustre, montuosa o urbana. E non dimenticate che, come avvocati, la scomparsa apre immediatamente temi giuridici urgenti: chi rappresenta lo scomparso nella gestione ordinaria e straordinaria del proprio patrimonio? Come si tutelano gli eredi? La dichiarazione di morte presunta è possibile solo dopo cinque anni, e nel frattempo le famiglie si trovano spesso in situazioni di grande difficoltà economica.

Missing profiling e autopsia psicologica: la scienza che aiuta a cercare

La prova scientifica, nel fenomeno delle scomparse, è assolutamente determinante: è spesso l’unico strumento con cui riusciamo a ritrovare le persone, o a dare una risposta alle famiglie. Voglio segnalare in particolare due tecniche che ritengo fondamentali e che ogni avvocato che si avvicini a questo settore dovrebbe conoscere.

La prima è il missing profiling, tecnica mutuata dal criminal profiling statunitense. Non è un’analisi retrospettiva: è un intervento attivo durante le ricerche, che cerca di comprendere il contesto e i comportamenti attesi della persona scomparsa per ragionare come ragionerebbe lei nel momento in cui cerca di riconnettersi alla rete sociale. Non si tratta solo di capire le ragioni dell’allontanamento, ma di anticipare i movimenti della persona — che sia un adolescente, un anziano con Alzheimer o una persona depressa — per trovarla nel momento in cui è ancora raggiungibile.

La seconda è l’autopsia psicologica, una tecnica di profilazione retrospettiva delle motivazioni che potrebbero aver portato alla morte. È un’indagine sullo stile di vita, le relazioni e lo stato mentale del soggetto, condotta a posteriori quando l’epilogo non è stato felice. Entrambe le tecniche hanno radici nell’esperienza statunitense e appartengono a quel patrimonio di strumenti investigativi che, come avvocati, dobbiamo saper riconoscere, richiedere e valorizzare nel processo.

Un invito: sospendere il giudizio

Concludo con un’indicazione che per me è anche deontologica: quando trattiamo questioni di persone scomparse, dobbiamo sospendere il giudizio. Le storie che arrivano sulle nostre scrivanie sono spesso ibride — scomparse che si intrecciano con reati, situazioni familiari complesse, comunità chiuse, culture diverse. Il rischio di pregiudizi è elevato. Come avvocati possiamo ricavarci uno spazio importante collaborando con le associazioni e mettendo a disposizione le nostre competenze. Ma dobbiamo farlo con rispetto, delicatezza e apertura mentale. Solo così potremo battere i tempi sfruttando tutte le nuove tecniche investigative disponibili, che in questo campo sono davvero le uniche con cui riusciamo a fare la differenza.

Avv. Prof.ssa Federica Federici

E’ una professionista poliedrica impegnata in ambito accademico, istituzionale e sociale. Laureata in Scienze Politiche, Indirizzo politico-internazionale e Giurisprudenza presso l’Università La Sapienza di Roma, è avvocato presso il Foro di Roma, Delegata al Congresso Nazionale Forense e ha svolto la pratica notarile. Professionista con un carriera consolidata anche nel management aziendale. Segretario e Membro del Direttivo del Comitato Scientifico Ricerca Scomparsi OdV. Presidente della Rivista giuridica telematica Nuove Frontiere del Diritto. Organizzatrice, relatrice e moderatrice di convegni giuridici su tutto il territorio Nazionale.

f.federici@studiolegalefederici.it

Add a comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *