La Guerra in Iran e le dinamiche interne

La Guerra in Iran è uno dei conflitti più rilevanti degli ultimi 20 anni, secondo solo alla guerra in Ucraina per scala, durata e ripercussioni economiche, ma a differenza di questo ha coinvolto la Potenza Mondiale gli Stati Uniti.
Gli Usa si aspettavano un repentino cambio di regime, ma il conflitto che dura dal 28 febbraio ha sconvolto i piani degli alleati americani e israeliani.
Gli altri tre obiettivi erano quello di estirpare le capacità persiane di produrre un ordigno nucleare recuperando l’uranio arricchito la cui posizione è ancora ignota, decapitare le capacità missilistiche continentali che minacciano le basi americane in tutto il medio oriente, e ultimo non per importanza diminuire fortemente le capacità iraniane di controllo del golfo persico e stretto di Hormuz.

I punti focali

Per analizzare le conseguenze si deve prima passare dai i punti focali della guerra.

Attacco iniziale: costi elevati e resilienza iraniana
La guerra si apre con un attacco durissimo contro l’Iran, che culmina nell’uccisione di Khamenei e mira a colpire infrastrutture militari, difese aeree e capacità missilistiche del regime. L’operazione costa però cara a Stati Uniti e Israele in termini di missili, intercettori e risorse logistiche. Nonostante la perdita della guida suprema, la classe dirigente iraniana si riorganizza rapidamente attorno ai Pasdaran, e le forze armate — inoltre riescono a abbattere, velivoli americani, con i piloti recuperati dagli statunitensi — mantengono una capacità operativa residua.

Stretto di Hormuz: la leva strategica iraniana
Lo Stretto di Hormuz diventa il vero terreno di scontro: pur indebolito, l’Iran conserva la capacità di minacciare il traffico navale con missili, droni, mine e unità leggere. Tra chiusure parziali, riaperture controllate e la questione dei pedaggi, e il passaggio permesso solo a navi battenti bandiere di stati amici all’Iran. Così Teheran colpisce indirettamente gli interessi energetici e commerciali di Stati Uniti, Israele e alleati.

Cessate il fuoco: tregue fragili e senza sbocco
I tentativi di cessate il fuoco producono solo pause temporanee — se ne contano due principali: la prima, un accordo di due settimane siglato l’8 aprile con la mediazione del Pakistan, il secondo, un memorandum in 14 punti firmato il 17 giugno dopo 107 giorni di conflitto, stabilisce una tregua di 60 giorni. Comunque le trattative sono ancora incapaci di risolvere i nodi centrali — controllo dello Stretto, sicurezza della navigazione, ruolo dei Pasdaran. Il fronte libanese, con la guerra di Israele contro Hezbollah, contribuisce a far saltare gli accordi, impedendo una vera stabilizzazione regionale.

Costi umani e uso politico del conflitto
Sul piano umanitario e politico il conflitto lascia segni pesanti: l’attacco alla scuola, con numerose vittime civili, diventa uno dei momenti più drammatici della guerra e viene sfruttato da Teheran per rafforzare la propria narrazione di vittima dell’aggressione occidentale.

Una disamina per approfondire cronologicamente i temi riportati sulla guerra in Iran la puoi consultare su Skytg24 a questo link https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/usa-Iran-attacco-accordo-pace-tappe-guerra .

I risultati

Israele
Israele come effetto della guerra si trova l’apparato militare stremato dalla guerra contro i vicini per tre anni su più fronti. Inoltre si trova la sua potenza in medio oriente diminuita riducendo il legame con i paesi arabi degli accordi di Abramo, perché Israele appunto ha innescato la guerra in Iran, in cui loro sono stati colpiti.
A livello politico il Likud, il partito di Netanyahu si potrebbe trovare difficoltà alle elezioni legislative, causa i suoi problemi giudiziari e la gestione della politica estera e della guerra in particolare. Le opposizioni si stanno coalizzando per portare alle imminenti elezioni un candidato comune come presidente e prendere la maggioranza nel ‘piccolo’ ed unico parlamento la knesset che si tramuta a 61 seggi, come riportato dal Fatto Quotidiano il 21 maggio 2026. Ma come ogni opposizione partendo dalla sinistra israeliana ai partiti arabi sarebbe difficile per un unico candidato acquisire tutto l’elettorato insoddisfatto di Netanyahu.

Iran
L’Iran si potrebbe dire che ha già vinto il conflitto in atto, anche se ancora non è ufficialmente finito. Ma d’altro canto si trova l’asse della resistenza molto danneggiato, di valido alleato rimangono solo gli Huthi Questa vittoria porta a conclusione un conflitto che aleggia sulle terre persiane dalla proclamazione della repubblica islamica, quindi si può dire che porta a compimento il processo di liberazione dalle ingerenze esterne iniziato nel 1979. Erigendo l’Iran ad un faro per tutti paesi che vogliono uscire dall’influenza americana.
Inoltre il conflitto ha consolidato la nuova classe dirigente emersa letteralmente dai bombardamenti. Il paese risulta più coeso avendo superato eventi traumatici, senza sommosse del popolo, augurate dal nemico. La morte di Khamenei e i funerali, svolti il 4 luglio, si trasformano in un’occasione di mobilitazione. Secondo le autorità hanno partecipato 15 milioni di persone. Comunque la guerra ha lasciato un paese, con infrastrutture devastate ein grave crisi economica dovuta dalle sanzioni.

Usa
L’apparato militare americano è stato messo alla prova dalla guerra, ma ha superato le prove tattiche come la coordinazione dei bombardamenti, ma trova le proprie risorse armamentarie ridotte in numero e di efficacia. Inoltre per lungo tempo hanno dovuto mettere in secondo piano scenari come quello pacifico che nel lungo periodo, come ammesso dal pentagono stesso è più importante.
In america la situazione a primo impatto può sembrare più netta, si potrebbe pensare che a causa all’aumento del costo della vita e alla gestione della politica estera Trump porterebbe ad una perdita della maggioranza al congresso e quindi un blocco dell’agenda esecutiva ed una ingerenza del Campidoglio di Washington anche in politica estera.
Infatti solo il 70% dei repubblicani approva l’andamento della guerra in Iran. Ma la ripartizione dei seggi elettorali è tale da formare maggior parte dei distretti molto democratici o molto repubblicani, attraverso la pratica chiamata ‘gerrymandering’ come ha detto il rappresentante al congresso Tom Suozzi ad NPR. Ciò è dimostrato dal fatto che alle primarie repubblicane hanno vinto la quasi totalità dei candidati supportati da Trump. Il nuovo parlamento potrebbe avere una maggioranza si democratica ma non così netta da incidere sull’agenda della politica estera del Presidente.

Il medio oriente è cambiato?

 La guerra in Iran è stata il culmine dei conflitti scatenati dal 7 ottobre, le guerre di terra in Terra Santa, gli scontri missilistici tra Israele, Stati Uniti e Iran, e lo scontro che entrerà nella Storia Militare. Alla fine il Grande Gioco ha dato i suoi risultati, La Repubblica Islamica ne è uscita rafforzata, ed il tempo è foriero dell’ascesa della Turchia, come riportato da Limes il 17 giugno del 2026 nell’articolo In Siria la ‘Turchia sta vincendo su Israele’, è probabile che la patria di Ataturk soppianterà la posizione di Israele nella sponda orientale del mediterraneo.

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