L’Accademia Nazionale del Diritto promuove l’Associazione Articolo 111 della Costituzione, Coordinamento dei Comitati Nazionali per il Giusto Processo, con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito pubblico i principi fondamentali sanciti dalla Carta costituzionale: la terzietà del giudice, la parità tra accusa e difesa e la ragionevole durata del processo.
L’iniziativa nasce dalla convinzione che, dopo il referendum sulla giustizia del 22-23 marzo 2026, sia necessario rilanciare una mobilitazione civile, professionale e istituzionale per la concreta attuazione del giusto processo, così come delineato dalla riforma costituzionale introdotta con la legge costituzionale n. 2 del 1999.
Il manifesto richiama la necessità di coinvolgere avvocati, magistrati, imprese, lavoratori e cittadini in una battaglia culturale e giuridica volta a difendere il diritto, la civiltà giuridica e la dignità della funzione professionale.
Di seguito si pubblica il testo integrale del manifesto, a firma dell’Avv. Carlo Testa, Presidente dell’Accademia Nazionale del Diritto.
ASSOCIAZIONE ARTICOLO 111 DELLA COSTITUZIONE COORDINAMENTO DEI COMITATI NAZIONALI PER IL GIUSTO PROCESSO
Nel referendum per la giustizia del 22-23 Marzo 2026 si è persa l’occasione di impegnare le professioni e le energie del mondo della giustizia per realizzare il giusto processo, così come prospettato nella Riforma costituzionale adottata con la legge costituzionale n. 2 del 1999.
Allora, nel secondo comma dell’articolo 111 della Carta si individuarono i tre principi cardine di un processo degno di una società civile:
- la terzietà del Giudice;
- la parità tra accusa e difesa;
- la ragionevole durata del processo.
Non è chi non veda come, nella Società italiana questi tre obiettivi, che avrebbero dovuto forgiare le Istituzioni della Nazione, si siano, invece, smarriti.
Quotidianamente la Giustizia non rispetta la Costituzione: il Giudice non è sempre terzo e imparziale, la difesa non può competere con l’accusa per scarsità di mezzi, e i processi si trascinano per anni, logorando la vita personale e le risorse economiche del cittadino.
La classe politica e legislativa nel campo della Giustizia invece ha perso, per così dire, la bussola, perseguendo obiettivi parziali e contraddittori e allontanandosi dalla concretizzazione del giusto processo, così come prospettata nella normativa costituzionale sopra menzionata.
A Marzo scorso si è lottato per la terzietà del PM, obiettivo lacunoso e poco popolare in una società che, invece, rivendica sempre con maggior vigore la terzietà del Giudice, il senso di equità e l’obiettivo della giustizia concreta e giornaliera.
Peraltro, in un’epoca in cui gli strumenti informatici fanno la differenza, l’agognata parità tra accusa e difesa diventa pura chimera: uno specchietto per le allodole che nasconde la scarsità e la inidoneità di uomini e mezzi, così poco funzionali all’obiettivo comune.
Occorre una forte mobilitazione che coinvolga, oltre che gli Avvocati ed i Magistrati, anche le forze dell’Impresa e del Lavoro, sia quelle tradizionalmente stabili sia quelle soggette ad una precarizzazione ormai pressoché irreversibile. L’Accademia Nazionale del Diritto, in ossequio ai propri scopi istituzionali, ha ritenuto e ritiene di promuovere e strutturare, in ogni sede possibile, l’ Associazione art. 111 della Costituzione, coordinamento dei Comitati Nazionali per il “giusto processo”.
Ogni Comitato dovrà promuovere e difendere i tre principi del giusto processo e, ove violati, denunciare pubblicamente e cooperare per reprimere ogni lesione del diritto e della civiltà giuridica.
Una battaglia forse impari, ma indispensabile per poter continuare con dignità l’attività professionale sulla base dei principi deontologici e dei valori spirituali, ricchezze delle nostre anime e della nostra Nazione.
Ad majora
Avv. Carlo Testa
Presidente dell’Accademia Nazionale del Diritto accademianazionaledeldiritto@gmail.com