La classe dirigente di destra può guardare ai giovani?

L’identità, la militanza e il rispetto degli organi di partito sono fondamentali per emergere nei partiti di destra. Come disse, del resto, Giorgio Almirante in uno dei suoi comizi: «Chi crede nei valori per i quali ha combattuto in buona fede fin dalla prima giovinezza trasforma la propria fede in azione, in capacità di azione, verso l’avvenire». I romani sostenevano che  per nutrire il corpo bisogna assimilare sostanze simili ad esso: allo stesso modo, le nuove leve in politica si devono prima integrare.

Le caratteristiche della destra giovanile

Le figure politiche emergenti sul territorio afferenti all’area di destra non sono numerose per un fatto demografico: l’elettorato ha un’età media più alta rispetto alla sinistra, le giovanili sono meno diramate sul territorio, e la selezione dei candidati non avviene tramite un passaggio dal basso.

Le altre ragioni principali sono:

La prima è organizzativa: FdI, Lega e Forza Italia hanno filiere giovanili più verticali. Gioventù Nazionale, Lega Giovani e Forza Italia Giovani producono quadri di partito, non sempre figure autonome. Per Futuro Nazionale la questione è in divenire, non ha ancora un movimento giovanile, poiché il partito ha avuto la sua costituente solo il 14 giugno.

La seconda è comunicativa: a destra il messaggio viene spesso assorbito dai leader nazionali. Meloni, Salvini, Tajani e ora Vannacci occupano molto spazio mediatico. Questo rende più difficile per un giovane politico costruire un profilo personale autonomo come accade, a sinistra, su casa, affitti, clima, sanità o diritti – ne ho scritto nel mio articolo sulla classe emergente di sinistra.

I profili emergenti:

Simone Leoni, Forza Italia Giovani, è probabilmente il profilo più rappresentativo di questa generazione. Ha 26 anni, il suo profilo social ha 35mila follower ed è il segretario nazionale della giovanile azzurra, eletto per acclamazione nel maggio 2025, e comunica una destra liberale, moderata, europeista, più distante dal sovranismo duro. Nel discorso di insediamento ha anche attaccato Vannacci sui diritti Lgbtqia+ e disabilità, uno scontro che lo ha reso più visibile.

Leonardo Pozzi è il prototipo della politica giovanile di destra: classe 2004, impegno nella comunicazione sui social e militanza sul territorio. È stato eletto delegato all’assemblea costituente di Futuro Nazionale nel giugno 2026. Gestisce la pagina, da lui creata, Fiamma Nuova, con 10mila follower su Instagram. I temi che predilige sono la sicurezza e la rottura dei vincoli esterni, supportando il dialogo nella sua community.

Matteo Montanarini classe 2003 fa parte di Gioventù Nazionale Reggio Emilia, è un esempio interessante perché è apparso in contenuti social e interviste sulla “destra giovane”. Le sue posizioni pubbliche, però, restano legate al partito più di quanto il personaggio social suggerisca: condanna delle proteste studentesche, e si è fortemente mobilitato per il sì al referendum sulla giustizia.

Giada Di Muzio, classe 2000, rappresenta la commistione tra l’impegno nella politica universitaria e quello nella politica di partito: al momento è coordinatrice della Lega Giovani abruzzese, e fa parte della Commissione Pari Opportunità del Comune di Spoltore. Come lei, le nuove personalità della Lega Giovani emergono più per la militanza e le cariche amministrative che per la comunicazione.

I giovani e la politica del partito

Sempre in confronto alla sinistra c’è uno scontro di minore rilevanza sul contenuto all’interno del partito, non c’è una vera e propria collisione ideologica di correnti.

Gioventù Nazionale mostra una sfumatura nel messaggio. La giovanile si fa portavoce della riforma sul voto fuori sede, e ha partecipato alla manifestazione del 1° luglio organizzata da The Good Lobby davanti a Montecitorio, a cui ha preso parte anche Azione Universitaria, che sosteneva questa riforma. Ma ciò non si è tradotto nella linea legislativa di FdI: come riportato da Il Fatto Quotidiano il 29 giugno, nell’ultima versione della legge non appare alcun riferimento al voto fuori sede.

È da sottolineare il periodo particolare che sta vivendo la Lega, il partito di Bossi: sia per la diminuzione del consenso — ha ceduto oltre il 20% dell’elettorato a Futuro Nazionale, come da analisi di Nando Pagnoncelli — sia per lo scontro interno sulla leadership, con Zaia che secondo indiscrezioni chiede un congresso straordinario e un sondaggio YouTrend di giugno 2026 che stima una “Lega di Zaia” al 12,2%, più del doppio dell’attuale 5,8%. 

I prospetti

Simone Leoni è vicino alla linea di Antonio Tajani e al PPE: non rappresenta una corrente autonoma, e il suo margine di manovra dipende dallo spazio che la leadership del partito deciderà di concedergli. Se Forza Italia sceglie di consolidare la sua visibilità, un seggio in parlamento potrebbe essere il primo passo concreto per trasformare il capitale comunicativo accumulato nella giovanile in un ruolo istituzionale reale.

Leonardo Pozzi afferisce alla sezione di Futuro Nazionale Roma 061, in cui ha avuto un ruolo nel suo sviluppo, uno dei tre gruppi più importanti di FN nel Lazio, fondato da Riccardo Corsetto, eletto all’Assemblea Nazionale. Grazie a una pagina propria, può differenziarsi per lo stile comunicativo e per i temi su cui concentrare la propria comunicazione. Per Futuro Nazionale non è ancora stata costituita la sua giovanile, quindi nonostante l’ascesa verticale nel prossimo futuro risulti più complessa, lui rimane una figura che può emergere.

Matteo Montanarini è riconducibile alla filiera giovanile di Fratelli d’Italia: la sua crescita passa soprattutto dalla fiducia dei vertici locali e regionali, più che da un profilo autonomo. Il suo margine dipende dal grado di apertura che FdI concederà ai suoi quadri territoriali; se il partito deciderà di valorizzare il suo radicamento provinciale, una candidatura come consigliere regionale resta l’obiettivo più realistico per completare il passaggio da figura locale a nazionale.

Per Giada Di Muzio il futuro si complica, perché la situazione del Carroccio potrebbe essere foriera di un cambio di dialettica, per rinnovarsi e distanziarsi da Futuro Nazionale. Ma così facendo la giovanile dovrebbe trovare una nuova stella polare su cui orientarsi. Comunque lei ha le carte in regola per ambire a un posto nell’amministrazione di Spoltore.

Un nuovo modo di far politica?

La destra concede meno libertà alle nuove leve e gli organi di partito riescono ad assorbire il cambiamento. Come una soluzione acqua e olio: se non ti adegui, non entri nel sistema, quest’area politica premia la conformità ai quadri di partito. Sta alle nuove leve non adeguarsi del tutto, fare una piccola emulsione, ma dimostrare comunque il loro valore. Così potranno trovare spazio in parlamento o nelle amministrazioni, se vogliono portare a livello nazionale il nuovo modo di fare politica.

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