Un violino, una benedizione, un gesto che vale più di mille parole. Al termine del concerto “Cantico di Pace”, andato in scena mercoledì 29 luglio nel Borgo Laudato si’ di Castel Gandolfo, Papa Leone XIV ha benedetto lo strumento di Anastasiya Petryshak, violinista ucraina naturalizzata italiana. Un momento — tra i più intensi della serata, come riferito anche da Adnkronos — che ha condensato in pochi secondi il senso dell’intero evento: pace, fraternità e dialogo tra i popoli.
Per Petryshak, la benedizione del violino non è soltanto un gesto simbolico. È un riconoscimento che intreccia arte e biografia. Nata a Ivano-Frankivsk nel 1994, cresciuta musicalmente in Italia dopo il trasferimento con la famiglia nel 2005, è stata allieva di Salvatore Accardo all’Accademia Walter Stauffer di Cremona. Collabora con Andrea Bocelli dal 2010 ed è diventata una presenza ricorrente nei suoi concerti.
Nel 2016 ha suonato “Il Cannone”, il violino appartenuto a Niccolò Paganini, costruito nel 1743 da Giuseppe Guarneri “del Gesù”. La violinista ha inoltre preso parte a iniziative umanitarie a sostegno degli orfani ucraini e dei bambini colpiti dal conflitto. Per un’artista di origine ucraina, impegnata in progetti solidali legati alle conseguenze della guerra, suonare per la pace — e vedersi benedire lo strumento dal Papa — assume un significato che va oltre la cronaca mondana.
La cornice non è casuale. L’iniziativa, promossa dal Centro di Alta Formazione Laudato si’ e dall’Andrea Bocelli Foundation, si inserisce nelle celebrazioni per l’ottavo centenario del transito di san Francesco d’Assisi. Il Pontefice ha preso parte a un incontro di preghiera e fraternità ispirato al Cantico delle Creature, alternato alle esecuzioni musicali.
Sul palco, accanto a Petryshak, Andrea Bocelli. Ad accompagnarlo il coro ABF Voices: 164 bambini e giovani provenienti da realtà della Terra Santa, dell’Uganda e di Haiti spesso segnate da guerra, povertà o altre condizioni di vulnerabilità. Al coro hanno anche partecipato i ragazzi del Rione Sanità di Napoli e di Camerino, arrivati dopo dieci giorni di convivenza e formazione. Ognuno con una storia da raccontare. Ognuno chiamato a dimostrare che la musica può ancora abbattere muri.
Al termine della preghiera, le delegazioni del coro hanno consegnato a Leone XIV doni realizzati a mano e legati ai rispettivi Paesi e alle diverse identità culturali, come segno di riconoscenza verso il Pontefice e il suo impegno per la pace.
Il concerto, del resto, nasce con questa ambizione dichiarata. «“Cantico di Pace” nasce dal desiderio di affidare alla musica un messaggio semplice e universale: la pace si costruisce attraverso l’incontro e la capacità di ascoltare la voce dell’altro», ha spiegato Andrea Bocelli nel comunicato di presentazione dell’evento.
Un concerto, una benedizione, un violino che ora porta con sé un pezzo di storia in più. Il linguaggio della musica, ancora una volta, prova a dire ciò che la diplomazia spesso fatica a pronunciare.