Il liberalismo che oggi domina il dibattito pubblico non è quello di Kant.
Kant poneva l’uomo come fine, mai come semplice mezzo. Un limite morale, prima ancora che giuridico.Il filone radical-individualista — quello che potremmo chiamare “progressista” — viene da un’altra strada.
Affonda le radici in Thomas Hobbes, nel suo razionalismo costruttivista: la società come somma di individui isolati, in perenne competizione, tenuti insieme solo da un contratto di convenienza.
Francis Fukuyama l’ha chiamata “fallacia hobbesiana”: il primato assoluto dell’individuo sulla comunità. È l’esatto contrario di Aristotele, per cui l’uomo è “animale sociale” — zoon politikon.
Un essere che si realizza dentro la polis, non nonostante essa.Da questa frattura — individuo contro comunità — nasce molto del conflitto ideologico contemporaneo. Anche l’idea stessa di “guerra” tra visioni del mondo trova qui una delle sue radici più profonde.