AVELLINO – È entrato nel vivo il processo relativo alla maxi truffa da 34 milioni di euro, celebrato presso il Tribunale di Avellino e con un impianto accusatorio che coinvolge ben 41 imputati. Nella giornata odierna è stato ascoltato il primo investigatore chiamato a testimoniare: si tratta dell’operatore di polizia giudiziaria che, secondo l’accusa, ha dato slancio decisivo alle indagini originariamente avviate nel 2018 dalla Procura di Como.
Durante una lunga e articolata deposizione, l’investigatore ha ricostruito nel dettaglio lo schema Ponzi su cui si fondava il presunto sistema truffaldino. Sono emersi legami tra gli imputati e tre società con sede all’estero – in Lussemburgo, Austria e Cipro – che, sotto la parvenza di legittime attività di investimento, avrebbero invece veicolato denaro raccolto abusivamente verso conti esteri, prevalentemente a Cipro e nel Regno Unito.
L’analisi delle operazioni bancarie e delle conversioni in criptovalute ha confermato, secondo l’accusa, che solo una parte dei fondi veniva utilizzata per pagare finti rendimenti agli investitori, mentre il resto veniva disperso in operazioni opache e trasferimenti esteri.
Il processo si sta rivelando particolarmente complesso anche per la frammentazione delle contestazioni, alcune delle quali già affrontate presso i tribunali di Como, Modena e Bolzano. Tuttavia, ad Avellino rimangono in piedi i capi di imputazione più gravi: associazione a delinquere, truffa, riciclaggio e auto-riciclaggio.
Il collegio difensivo degli imputati è composto dagli avvocati Antonio Rauzzino, Roberto Romano, Gerardo Di Martino e Nicola D’Archi. Le parti civili sono rappresentate, tra gli altri, dai legali Fabio Tulimiero, Enzo Caggiano, Angela De Rosa, Costantino Sabatino, Giuseppe Vitiello, Alberto Maria Acone ed Elisabetta Acone.
La prossima udienza è fissata per il 16 dicembre, quando saranno ascoltati altri due agenti della polizia giudiziaria e quattro persone offese.