Il Far West non è un mito positivo

Riflessioni a margine dell’omicidio di Charlie Kirk nello Utah

Charlie Kirk, un giovane adulto di soli 31 anni, padre di due bambini piccolissimi, è stato assassinato da un cecchino che con un fucile di precisione ha sparato da almeno 150 metri di distanza. Tutto questo nello Utah, lo stato ultra-conservatore e super cristiano della grande Federazione Americana.

La notizia, date le circostanze politiche e sociali in cui versano gli Stati Uniti, in questi giorni, è subito rimbalzata quanto enfatizzata in vari modi, data la vicinanza del popolare attivista al discusso attuale Presidente degli Stati Uniti. Trump, nei fatti, lo aveva di recente nominato membro del Consiglio dei Visitatori dell’Accademia Aeronautica degli Stati Uniti (una sorta di Think-tank operativo che indica ed influisce sul modo in cui condurre questo Esercito e le sue forze militari).

Nei miei ultimi 35 anni di vita, equamente divisi tra la mia patria e questo paese, che presto vedrà nascere uno dei miei nipoti, ho sentito la necessità di scrivere queste righe. Il mio malinconico sconforto nasce dalla mia sentenza risolutiva: questa nazione è sempre sull’orlo del baratro sociale.

E’ veramente avvilente come questo paese, che tramite la sua propaganda (e, anche, la semplice comunicazione pubblicitaria del marketing studiato nelle “stanze dei bottoni”) vorrebbe costantemente insegnare (o imporre) agli altri i propri stili di vita, sia ancora in uno stato di semi-civiltà, di ampio primitivismo antropologico. 

Ampio primitivismo antropologico: non è un errore di battitura, ma la definizione che, dalla mia umile esperienza di vita di Europeo influenzato dalla cultura antica e da quella Romana, umanizzate dal moderno Cattolicesimo, mi permetto di dare ad una nazione / continente che la maggior parte di noi occidentali ritiene essere il faro guida della più progredita civiltà planetaria.

Vi chiedo fiducia: non lo è !

Gli Stati Uniti non sono un vero paese e non sono coabitati dal medesimo popolo: a fatica le genti che ivi vivono risiedono da qualche generazione o sono rimaste a lungo nello stesso luogo. 

La maggior parte degli abitanti si sposta in continuazione, alla ricerca dello stesso incantevole mantra che inebria chi inneggia al “sogno americano”. 

Questa è una delle ragioni per le quali la così tanto conclamata “integrazione”, nei fatti, non si è concretizzata, neanche dopo oltre un secolo e mezzo dalla Guerra Civile, o dodici lustri dalle emanazione dei Civil Rights Act (rif. Martin Luther King, ndr.).

Questa è una contraddizione di ampia ed estrema pericolosità, poiché questo paese che spinge l’umanità all’iper-progressismo è lo stesso che non ha né la volontà, né le capacità di progredire, o almeno raggiungere il livello cui noi Europei siamo abituati da decenni.

Le teorie “Bonino-boldriniane” incocciano prepotentemente da sempre in questo territorio, che personalmente considero rimasto volontariamente nel mitico far-west… 

Sia nel campo socio-umanistico che degli affari (ricordate… “business is business” ?), molto, troppo, è ancora permesso in questo continente: altro che Napoli e la leggenda inventata dal caro e vecchio Claudio Ciaravolo (massmediologo degli anni ’90) delle magliette con le cinture per auto disegnate.

Non più tardi di qualche giorno fa, lo stesso Trump, non solo ha dovuto convincere un potente Sindaco di una megalopoli come Chicago, con la forza di un decreto urgente e di un reparto dell’esercito federale… 

Il Presidente della più grande ed asseritamente democratica nazione del mondo ha dovuto proporsi con la propria autorità per arginare l’avanzata di una sorta di guerra civile nei quartieri periferici di Chicago: battaglie cittadine e sparatorie costanti, frutto di una criminalità diffusa in modo inimmaginabile e totalmente fuori controllo.  

Ma il Presidente ha dovuto anche rilanciare a reti televisive unificate un messaggio di terribile tragicità, mostrando al mondo la foto contenente l’immagine di un cittadino “made in USA”, mentre stava per accoltellare da tergo il collo di una ventitreenne giovinetta ucraina (Iryna Zarutska, ndr.).  

I Media hanno riferito che la donna era in fuga dalla Guerra del suo paese, per rifugiarsi nella civiltà oltre-atlantico: finita “dalla padella alla brace”?

Tutto ciò per dire che non c’è da meravigliarsi se una persona, che ha fatto della forza autoritaria e della violenza fisico-militare una professione (il gen. Vannacci), pubblichi scritti che inneggiano alla pace ed all’equilibrio, usando uno slogan antitetico come “il mondo al contrario”. 

Lo ha fatto anche per confermare che ciò che appare o viene raccontato dai media non è quello che si definisce popolarmente “oro colato”. 

Il Far West non è un mito positivo e l’America è ancora pervasa da battaglie di quartiere e da vili guerriglie tra vicini di casa (vicende che gli storici del Vecchio Continente ricordano che qui appartenevano al medioevo).

Ecco perché lo sfumato assassinio del candidato presidenziale del 2024, come questo perfetta uccisione da cecchino stile “trincea nelle Alpi del ’15-’18”, non rappresenta solo la tragedia di un valido essere umano che ha finito di esistere, o la sofferenza perpetua dei suoi familiari, ma deve servire da monito su ciò che presto anche la società europea si troverà ad affrontare, in un clima di conflitto ogni giorno più dilagante. 

Le birichinate dei Maranza od i Macron, che, con la faciloneria dialettica di chi ha necessità di una guerra per rimanere incollato alle poltrone che occupa, gridano “Armiamoci e partite!”, sono i riferimenti dai quali però dobbiamo cominciare a pensare, per conservare quella civiltà che i nostri ancestri si sono sacrificati per donarci. E noi dobbiamo averne la responsabilità. 

Charlie Kirk, qualche tempo fa, in una intervista, aveva risposto che avrebbe voluto esser ricordato per il coraggio della sua fede, cioè del suo impegno di mantenere il senso della libertà di esprimersi e la preservazione della convivenza equilibrata e civile, come predica “la parola di Dio”.

E’ ciò che, negli ultimi tempi, è la direzione opposta a quella tenuta dai suoi connazionali nei periodi precedenti. 

Dalle reazioni social emerge che è per tali ideali che molti sono felici della sua uccisione. 

Egli girava per gli Stati Uniti e parlava con i giovani universitari, avvisandoli che la realtà non era quella diffusa dalla tecnologia, che la pace non si fa con miti parole “che non ledono la sensibilità degli idioti”

La sua violenta morte serva a capire che, se l’America è sempre sull’orlo del baratro, noi Europei non la dobbiamo seguire, il baratro è l’opposto della civiltà occidentale.

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