Colpi di pistola a Roma, il carabiniere a processo: la Procura chiede due anni e mezzo

Un episodio avvenuto cinque anni fa continua a dividere aule giudiziarie e opinione pubblica. Emanuele Marroccella, vicebrigadiere dei carabinieri, è sotto processo per aver sparato e ucciso Jamal Badawi, 56enne siriano sorpreso all’interno di una società di consulenza informatica a Roma Eur nella notte tra il 19 e il 20 settembre 2020.

La dinamica non è mai stata oggetto di contestazioni: tre pattuglie circondano l’edificio, il ladro viene individuato e, nel tentativo di guadagnarsi la fuga, colpisce con un cacciavite uno dei militari, Lorenzo Antonio Grasso. A quel punto, Marroccella spara due colpi a distanza ravvicinata, tra i 7 e i 13 metri. Il primo impatta su un cancello, il secondo colpisce la vittima in un punto vitale, causandone la morte immediata.

In tribunale, le posizioni restano distanti. La Procura ha chiesto due anni e mezzo di condanna per eccesso colposo nell’uso delle armi, sostenendo che «al momento degli spari non esisteva più un pericolo concreto». Gli avvocati della parte civile, Claudia Serafini e Michele Vincelli, hanno rincarato, parlando di «omicidio volontario» poiché Badawi era di spalle e non armato di pistola.

Di tutt’altro tenore la linea della difesa, rappresentata dagli avvocati Paolo Gallinelli e Lorenzo Rutolo, che hanno sottolineato la concitazione dell’azione, l’aggressione subita da Grasso e la necessità di impedire la fuga di un uomo «potenzialmente ancora pericoloso».

La vicenda resta avvolta da ombre: non è mai stato chiarito cosa cercasse Badawi negli uffici, né con chi stesse parlando al telefono poco prima di essere fermato. La sentenza è attesa il 30 ottobre, e sarà chiamata a stabilire se la condotta di Marroccella sia stata un atto di legittima difesa o un uso sproporzionato della forza armata.

Add a comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *