Caso Omerovic, il processo per tortura entra nel vivo: rinviato a giudizio un poliziotto, un altro condannato per falso

Roma – Porta ancora sul corpo e nella mente le conseguenze di quella mattina del 25 luglio 2022 Hasib Omerovic, il cittadino rom sordo precipitato dalla finestra del suo appartamento di via Gerolamo Aleandri, nel quartiere Primavalle, mentre all’interno dell’abitazione erano entrati quattro agenti di polizia. Dopo quasi due mesi di coma, otto mesi di ricovero ospedaliero e una lunga riabilitazione, Omerovic potrebbe ora assistere al processo che si aprirà il 2 novembre 2026 davanti al tribunale di Roma.
A finire a giudizio sarà Andrea Pellegrini, all’epoca dei fatti assistente capo di polizia in servizio nel distretto Primavalle, rinviato a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare (gup). Il rinvio a giudizio è l’atto con cui il giudice, al termine della fase preliminare, ritiene che le accuse siano sufficientemente fondate da meritare un processo vero e proprio davanti al tribunale.
Pellegrini dovrà rispondere dei reati di tortura e falso aggravato. La contestazione di tortura fa riferimento all’articolo 613-bis del codice penale, che punisce le violenze o le minacce gravi poste in essere da un pubblico ufficiale abusando dei propri poteri e provocando sofferenze fisiche o un trauma psichico alla vittima.
Nel processo comparirà anche il ministero dell’Interno come responsabile civile, una figura prevista dall’ordinamento quando un ente pubblico può essere chiamato a risarcire i danni causati dal comportamento di un proprio dipendente, qualora questo venga riconosciuto colpevole.
L’udienza preliminare ha invece già chiuso la posizione di un altro agente coinvolto, Alessandro Sicuranza, che ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato. Si tratta di un procedimento speciale che consente all’imputato di rinunciare al dibattimento ottenendo, in caso di condanna, uno sconto di pena. Sicuranza è stato condannato a un anno e quattro mesi per falso ideologico, ossia per aver attestato fatti non veri in atti pubblici redatti nell’esercizio delle sue funzioni.
La sentenza prevede anche il risarcimento dei danni: 10 mila euro alla famiglia Omerovic, 2 mila euro all’Associazione 21 luglio, costituita parte civile nel processo, cioè ammessa a partecipare al procedimento penale per chiedere il risarcimento dei danni subiti. Assolta invece l’agente Maria Rosaria Natale, ritenuta non responsabile in relazione all’accusa di falso.
Secondo la ricostruzione del pubblico ministero Stefano Luciani, titolare dell’inchiesta, quella mattina Pellegrini avrebbe agito «con abuso di poteri e in violazione dei doveri di funzione». In particolare, l’accusa sostiene che l’agente abbia colpito Omerovic al volto, brandito un coltello da cucina, sfondato la porta della camera da letto e immobilizzato l’uomo legandogli i polsi con il filo di un ventilatore. Una serie di condotte che, secondo la procura, avrebbero provocato un trauma psichico verificabile, spingendo la vittima a tentare la fuga scavalcando la finestra, dalla quale è poi precipitata per circa otto metri.
Fondamentale per l’inchiesta è stata la testimonianza della sorella di Hasib, Sonita, invalida totale per un grave ritardo cognitivo, presente in casa durante l’intervento. Nonostante lo shock, la donna è riuscita a riferire quanto accaduto, diventando testimone oculare di una scena che la procura descrive come di estrema violenza.
Al centro del procedimento anche la presunta falsificazione dei verbali redatti dagli agenti. Secondo l’accusa, Pellegrini e Sicuranza avrebbero indicato che l’intervento fosse nato casualmente, dopo essersi incrociati per strada, e che le informazioni sulle presunte criticità dell’abitazione provenissero dai condomini. Circostanze che, sempre secondo la procura, sarebbero state raccolte solo dopo la caduta di Omerovic.
Completa il quadro la posizione di Fabrizio Ferrari, altro agente presente quel giorno, che nel settembre 2025 ha patteggiato una pena di undici mesi. Il patteggiamento è un accordo tra accusa e difesa sulla pena, che evita il processo ma comporta l’ammissione della responsabilità penale.
«Continueremo a vigilare su ogni fase del procedimento», ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, «fino a quando tutti i responsabili non saranno individuati e la famiglia otterrà giustizia».

Add a comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *