a cura di
Avv. Prof. Federica Federici
Avvocato del Foro di Roma | Docente universitaria | Componente Commissione Crisi di Impresa COA Roma | Fondatrice Rivista “Nuove Frontiere Diritto”
con gli interventi di
Avv. Filippo Carusi | Presidente AGIFOR – Associazione Giovanile Forense, Sezione Roma
Avv. Giorgio Lentini | Responsabile Rapporti Istituzionali, Accademia Nazionale del Diritto
Introduzione: la formazione come risposta al cambiamento
Nel panorama della professione legale contemporanea, il processo telematico ha profondamente trasformato le modalità di lavoro degli avvocati: ci si confronta sempre meno nei corridoi dei tribunali e sempre più si lavora in modo autonomo, dietro uno schermo, senza i momenti di scambio informale che storicamente hanno costituito un prezioso canale di formazione e aggiornamento. È proprio per colmare questa lacuna che l’Accademia Nazionale del Diritto, in collaborazione con l’Associazione Giovanile Forense (AGIFOR), ha promosso il presente webinar dedicato alla crisi di impresa e al sovraindebitamento, con particolare attenzione agli aspetti civilistici e penali.
L’evento ha registrato una partecipazione di oltre 135 colleghi collegati da tutta Italia, segno di un interesse crescente per tematiche che stanno diventando sempre più centrali nell’attività quotidiana degli studi legali.
Il sovraindebitamento: un fenomeno in crescita
La normativa sul sovraindebitamento nasce nel 2012 con la Legge n. 3, che per la prima volta ha aperto la strada a strumenti dedicati ai soggetti non fallibili – piccoli imprenditori, professionisti, consumatori e privati cittadini – che non riescono più a far fronte ai propri debiti. L’impianto normativo, concepito inizialmente per prevenire l’esclusione finanziaria e comporre le situazioni debitorie più gravi, è stato poi ampliato e sistematizzato con il Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. n. 14/2019), ed è stato ulteriormente aggiornato con le modifiche intervenute fino al 2025.
I dati più recenti testimoniano la rilevanza del fenomeno: nell’ultimo triennio l’incremento medio annuo del ricorso agli strumenti di composizione della crisi da sovraindebitamento è stato del 15-20%. Famiglie, liberi professionisti, piccoli imprenditori: sono sempre di più le persone che non riescono a sostenere le rate del mutuo, il pagamento delle imposte, i finanziamenti personali. Il legislatore ha risposto a questo disagio non solo con norme di carattere economico, ma anche con una sensibilità verso le conseguenze sociali e umane del sovraindebitamento, fenomeno che – come ricordato nel corso del webinar – ha purtroppo contribuito a tragedie personali, ragione per cui la legge è stata talvolta denominata “legge salvasuicidi”.
Chi può accedere alla procedura
Possono accedere alle procedure di sovraindebitamento tutti i debitori non fallibili, vale a dire:
- persone fisiche (consumatori, privati cittadini);
- piccoli imprenditori e imprese al di sotto delle soglie dimensionali previste dalla legge;
- professionisti e lavoratori autonomi;
- startup e, in certi casi, società di capitali (SPA, SRL) che non superano le soglie di assoggettabilità alle procedure concorsuali ordinarie.
Sono invece esclusi coloro che, per dimensioni e natura dell’attività, ricadono nell’ambito delle procedure concorsuali ordinarie. Come illustrato con un caso pratico nel corso del webinar, un avvocato con quote in una società è stato escluso dalla procedura perché l’indebitamento era riconducibile all’attività societaria, qualificandolo come soggetto fallibile.
I tre scenari possibili: piano del consumatore, accordo con i creditori, liquidazione e esdebitazione
La procedura può sfociare in tre esiti distinti, a seconda della situazione patrimoniale e reddituale del debitore.
1. Il Piano del Consumatore
È lo strumento pensato per il debitore consumatore, cioè la persona fisica che ha contratto obbligazioni per scopi estranei all’attività imprenditoriale. Il vantaggio principale è che non è necessaria l’adesione della maggioranza dei creditori: è il giudice che valuta la fattibilità della proposta e, accertata la meritevolezza del debitore, la omologa. La proposta deve garantire ai creditori un trattamento non inferiore a quello che ricaverebbero dalla liquidazione del patrimonio, e deve essere sostenibile nel tempo. L’esperienza pratica mostra che i piani hanno generalmente una durata massima di cinque anni.
2. L’Accordo di Composizione con i Creditori
Richiede l’adesione della maggioranza dei creditori (per valore dei crediti). È uno strumento che può risultare più vantaggioso rispetto a una liquidazione forzosa, sia per il debitore sia per i creditori stessi. Il tribunale verifica che la procedura sia stata condotta correttamente e che i creditori dissenzienti non siano penalizzati. Nella pratica, quando si apre la procedura di sovraindebitamento, spesso sono gli stessi creditori a cercare accordi diretti con l’avvocato del debitore per evitare esiti ancora meno favorevoli.
3. La Liquidazione del Patrimonio e l’Esdebitazione del Debitore Incapiente
Nei casi più gravi, il debitore può accedere alla liquidazione controllata del proprio patrimonio. La grande novità introdotta dal Codice della Crisi è l’esdebitazione del debitore incapiente: il soggetto che non abbia alcun bene né alcun reddito da destinare ai creditori può chiedere al tribunale di essere liberato da tutti i debiti pregressi. Si tratta di un istituto di estrema ratio, cui si ricorre raramente proprio perché il più delle volte si riesce a trovare qualche risorsa – uno stipendio, una pensione, il contributo di un familiare – che consente di costruire un piano.
La meritevolezza: il concetto cardine della procedura
Il concetto di meritevolezza è il fulcro attorno a cui ruota l’intera procedura. Il tribunale è chiamato a verificare che l’indebitamento non sia frutto di scelte irresponsabili o di condotte fraudolente volte a eludere le pretese dei creditori. Chi ha determinato il proprio dissesto con manovre illecite – dichiarazioni fiscali false, falso in bilancio, atti in frode ai creditori – troverà una porta chiusa.
Questo non significa, però, che il debitore debba essere un modello di condotta irreprensibile. I giudici valutano le circostanze concrete: una vacanza, un regalo ai figli, spese non strettamente necessarie non inficiano automaticamente la meritevolezza, a meno che non si tratti di comportamenti sistematici e deliberatamente spendaccioni in un contesto di palese insolvenza. L’avvocato ha il compito delicato di aiutare il cliente a documentare e contestualizzare ogni aspetto della propria vita finanziaria, senza giudicare, ma costruendo la miglior difesa possibile.
“Noi non siamo giudicanti, non siamo giustizieri: siamo tecnici del diritto. Dobbiamo portare i nostri clienti a fidarsi di noi senza farli sentire in colpa per essere arrivati a una situazione del genere. Noi dobbiamo proporre soluzioni, non aggravare la loro difficoltà emotiva.”
— Avv. Prof. Federica Federici
Il ruolo dell’avvocato e dell’OCC: una triangolazione articolata
L’Organismo di Composizione della Crisi (OCC) è il perno istituzionale della procedura. Può essere costituito presso gli Ordini degli Avvocati o degli Ordini dei Commercialisti. Il gestore nominato dall’OCC è garante di imparzialità e competenza tecnica: è lui che analizza la situazione debitoria, redige il piano da proporre al giudice e intrattiene i rapporti con i creditori.
L’avvocato che assiste il debitore svolge invece un ruolo diverso e complementare: cura gli interessi del proprio assistito, gestisce i rapporti con il giudice attraverso il portale telematico (Polisweb), redige i ricorsi, si occupa delle integrazioni documentali richieste dal tribunale, dialoga con i gestori dei procedimenti esecutivi eventualmente in corso. La triangolazione avvocato-gestore-giudice richiede competenza, coordinamento e, soprattutto, esperienza nel gestire le tempistiche processuali che sono dettate interamente dal giudice.
Perché scegliere un avvocato rispetto a un commercialista? Perché le procedure di sovraindebitamento implicano spesso accordi stragiudiziali con società di recupero credito, opposizioni a pignoramenti, gestione di procedure esecutive e capacità di dialogare con il giudice nelle more dell’omologa. Sono competenze tipicamente forensi che fanno la differenza.
Aspetti pratici: come funziona la procedura
La valutazione preliminare
Il percorso inizia con una valutazione preliminare da parte dell’avvocato, che verifica la sussistenza dei requisiti soggettivi di accesso. Si analizza la posizione patrimoniale complessiva: immobili, conti correnti, investimenti, beni strumentali, redditi da lavoro o pensione. La domanda all’OCC comporta il pagamento di diritti che variano a seconda del distretto (a Roma i costi sono contenuti, più elevati in altri circondari).
Una precisazione importante: presentare domanda di sovraindebitamento non significa necessariamente accettare il piano proposto dal gestore. Nelle more della procedura, è possibile trovare soluzioni alternative o rinunciare, se il piano non risulta sostenibile. Il contributo unificato per il ricorso è di 125 euro.
Il fabbisogno mensile e la rata ai creditori
Il cuore del piano è il calcolo del fabbisogno mensile del debitore e del suo nucleo familiare. Si considera ogni voce di spesa: rata del mutuo, bollette, spese per i figli, rata dell’auto, spese quotidiane. Il residuo – ciò che rimane dopo il soddisfacimento delle esigenze essenziali – è l’importo che viene destinato ai creditori in forma rateale. Nel 2025 sono stati introdotti criteri uniformi per il calcolo del fabbisogno, al fine di ridurre le difformità tra i diversi circondari giudiziari.
La cosa fondamentale da comunicare al cliente è che nella procedura va messa a disposizione l’integralità dei propri beni e redditi: non è possibile tenere fuori una rendita da affitto o un conto tenuto segreto. La trasparenza totale è condizione imprescindibile.
L’omologa e le attività post-omologa
Una volta che il giudice omologa il piano, il debitore inizia a pagare le rate stabilite. Ma il lavoro dell’avvocato non finisce qui: seguono rendicontazioni periodiche da depositare al tribunale, comunicazioni all’INPS o ad altri enti, svincolo di somme accantonate, distribuzione delle risorse tra i creditori. È quindi fondamentale concordare con il cliente un compenso anche per la fase post-omologa, prevedendo nel preventivo queste attività aggiuntive.
Domande dal webinar: i casi pratici più frequenti
D: Se l’unico bene del debitore è la casa, soggetta a mutuo, ma ha uno stipendio, è possibile salvare l’immobile?
R: Sì, nella mia esperienza ho sempre salvato la casa dei miei assistiti. È la paura più grande che spinge le persone a non rivolgersi alla procedura, ma i gestori sono molto sensibili a questa esigenza. Se il piano non prevede la messa in discussione dell’immobile, si può procedere; in caso contrario, il debitore può sempre rinunciare e cercare soluzioni alternative.
D: Nel caso di un privato che tra i propri debiti ha un mutuo garantito da un garante, può accedere al piano?
R: Assolutamente sì. Anzi, mi è capitato che i familiari garanti siano stati liquidati dal piano proposto dal gestore ed espressamente liberati dalla garanzia prestata.
D: È possibile continuare la procedura se nel frattempo è notificato un pignoramento immobiliare?
R: Sì, la procedura può proseguire. Il gestore viene messo in contatto con i creditori procedenti; in molti casi si riesce a sospendere le esecuzioni, anche se non è automatico prima dell’omologa. È fondamentale agire tempestivamente e non attendere che la situazione precipiti.
D (Avv. Filippo Carusi): Come si gestisce il compenso dell’avvocato quando il cliente è già sommerso dai debiti?
R: Gli onorari dell’avvocato possono essere portati in prededuzione, cioè inseriti nel piano. Si può chiedere un piccolo acconto iniziale, un saldo all’omologa, e concordare rate mensili anche di 100 euro per il periodo successivo. Il lavoro è cospicuo ma remunerativo, e va correttamente preventivato fin dall’inizio.
Il mercato delle PMI: un’opportunità per lo studio legale
Come evidenziato dall’Avv. Giorgio Lentini, il Codice della Crisi di Impresa si applica anche alle aziende con meno di 250 dipendenti e un fatturato inferiore ai 50 milioni di euro: l’intero tessuto produttivo italiano delle piccole e medie imprese, quindi, è potenzialmente interessato da questi strumenti. L’avvocato – che già segue l’imprenditore nelle questioni familiari, successorie, contrattuali – è nella posizione ideale per intercettare questa esigenza e proporsi come interlocutore qualificato per la gestione della crisi.
L’approccio consigliato è quello di un lavoro di rete con commercialisti, consulenti del lavoro, fiscalisti e, quando necessario, con le banche finanziatrici. Aprire la procedura crea spesso un effetto positivo: i creditori, di fronte alla concreta prospettiva di un piano di pagamento omologato, preferiscono trattare piuttosto che rischiare di ottenere poco o nulla.
Gli aspetti penali: un tema da approfondire
Il webinar aveva previsto anche un approfondimento sugli aspetti penalistici della crisi d’impresa, tema su cui l’Avv. Prof. Federici ha una significativa esperienza di studio e pubblicazioni. Per ragioni di tempo – e a testimonianza dell’interesse dei partecipanti, che hanno animato il confronto con numerose domande – questa parte verrà sviluppata in un incontro successivo, che verrà comunicato a cura dell’Accademia Nazionale del Diritto e di AGIFOR.
I temi che verranno trattati includeranno i profili di responsabilità penale dell’imprenditore in crisi (bancarotta fraudolenta e semplice, false comunicazioni sociali, falso in bilancio, reati tributari connessi alla gestione della crisi), nonché i riflessi penali delle condotte che precludono l’accesso alle procedure di sovraindebitamento.
Il consiglio ai giovani avvocati: umilità e formazione continua
Nel corso del dibattito, l’Avv. Filippo Carusi ha offerto una riflessione che sintetizza bene lo spirito di questi incontri formativi: la professione legale oggi richiede umilità e disponibilità a studiare argomenti nuovi, anche quelli che non rientrano nella propria specializzazione tradizionale. “Non esiste più l’avvocato che fa solo diritto di famiglia, o solo tributario, o solo penale. Il giovane avvocato deve essere pronto a studiare, ad approfondire anche la sera anziò che davanti a una serie tv.”
L’Avv. Prof. Federici, da parte sua, consiglia di abbinare la formazione sulla crisi di impresa a corsi sull’arbitrato, sulle esecuzioni e sul diritto societario, creando un profilo professionale più versatile e capace di intercettare sia le grandi imprese sia – più facilmente – la rete di piccoli e medi imprenditori che costituisce il tessuto produttivo italiano.
Conclusioni: il sovraindebitamento come servizio sociale
Il sovraindebitamento non è una scorciatoia per chi non vuole pagare i propri debiti: è uno strumento serio, articolato, che richiede trasparenza totale e un controllo approfondito della vita finanziaria del debitore. Ma è anche – e soprattutto – una risposta concreta a un bisogno reale: quello di famiglie, lavoratori e piccoli imprenditori che si trovano in difficoltà non per loro colpa, o per scelte su cui non hanno potuto più tornare indietro.
La procedura è in crescita, il mercato c’è, e gli avvocati – con le loro competenze trasversali in diritto bancario, tributario, familiare e societario – sono i professionisti più adatti a guidare i debitori lungo questo percorso. Il sovraindebitamento va vissuto dal cliente come un’opportunità di ripartire, non come un fallimento: e è compito dell’avvocato comunicarlo in questi termini, con empatia, competenza e professionalità.
L’autrice
Avv. Prof. Federica Federici – professionista poliedrica impegnata in ambito accademico, istituzionale e sociale. Laureata in Scienze Politiche (indirizzo politico-internazionale) e Giurisprudenza presso l’Università La Sapienza di Roma, è avvocata presso il Foro di Roma, Delegata al Congresso Nazionale Forense e ha svolto la pratica notarile. Vanta una carriera consolidata nel management aziendale (16 anni in ambito Commerciale, Acquisti & Logistica, Gare & Legale, Project Management, Contract Management, Sicurezza sul Lavoro). Parla 5 lingue e si è formata all’estero (Stati Uniti, UK, Germania, Francia, Olanda, Spagna, Portogallo, Irlanda). È autrice e co-autrice di libri giuridici, collabora con riviste di settore e ha all’attivo numerose pubblicazioni. È Difensore d’ufficio presso tutte le magistrature ordinarie e militari, incluse quelle dei minori; curatore processuale dei minori nei procedimenti civili. Docente presso le Università di Pisa, La Sapienza di Roma, Unipegaso, Federico II di Napoli. È stata docente alle SSPL Università Luigi Vanvitelli della Campania e Luiss Guido Carli, docente a contratto e cultrice presso l’Università eCampus, docente per corsi destinati ad aspiranti prefetti e presso la Questura di Roma, docente all’Istituto Carlo Arturo Jemolo e alla Summer School of Human Rights dedicata al mondo arabo presso la sede Università eCampus di Novedrate. Componente del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Roma e componente esterno presso il CNF della Commissione per l’Educazione alla Legalità (quadriennio 2023-2026). Vicepresidente del Movimento Uniti per Unire, Segretario e Membro del Direttivo del Comitato Scientifico Ricerca Scomparsi. Consulente legale e attivista per l’Associazione Volontari Capitano Ultimo. Fondatrice e Presidente di Nuove Frontiere del Diritto. Componente della Commissione Crisi di Impresa del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma e si occupa direttamente di procedure di sovraindebitamento.
Contatti: f.federici@studiolegalefederici.it