Il processo per il devastante incendio di via Cantoni a Milano entra nel vivo. A distanza di un anno dalla tragedia che costò la vita a tre giovani cinesi, la Corte d’Assise affronta un caso in cui le accuse sono gravi e intrecciate a dinamiche di debiti e presunte ritorsioni.
Secondo la ricostruzione della procura, l’incendio scoppiato nella notte del 12 settembre 2024 non fu un incidente, ma un atto deliberato. L’inchiesta, coordinata dal pm Luigi Luzi, ha portato in aula tre imputati: Washi Laroo, accusato di essere l’esecutore materiale del rogo e arrestato in Olanda con mandato europeo, e i presunti mandanti Yijie Yao e Bing Zhou.
Il movente individuato dagli inquirenti riguarda un debito di 40mila euro. L’incendio, nelle intenzioni di chi lo avrebbe ordinato, doveva rappresentare un messaggio intimidatorio. Ma le fiamme hanno inghiottito un magazzino e, con esso, le vite di tre ragazzi: due fratelli adolescenti e un amico poco più grande. Nessuno di loro è riuscito a salvarsi.
Le famiglie delle vittime hanno deciso di costituirsi parte civile, affidandosi all’avvocato Fan Zheng. In aula, il legale ha parlato di un dolore “incancellabile” e della necessità di comprendere se le responsabilità siano limitate ai tre imputati o se ci siano stati altri concorsi di colpa.
Durante la prima udienza, Laroo ha annunciato che intende rilasciare dichiarazioni spontanee nelle prossime fasi del processo, segnale di una strategia difensiva volta a prendere le distanze dalle accuse più pesanti.
Il procedimento, aggiornato al 22 settembre, si preannuncia complesso e di forte impatto mediatico. Per i familiari delle vittime, ogni testimonianza e documento depositato rappresentano un passo verso la verità, ma anche un difficile ritorno alle immagini di quella notte di fumo e distruzione.