COSENZA – È arrivata nella serata del 19 maggio la sentenza del Tribunale di Cosenza nel processo che ha fatto luce sulle circostanze del decesso della dottoressa Maria Barca, anestesista in servizio da 28 anni presso l’ospedale dell’Annunziata. I giudici Granata, Squillaci e Castiglione, al termine di una lunga camera di consiglio, hanno emesso un verdetto misto tra condanne e assoluzioni.
Condannati a sei mesi di reclusione e al pagamento delle spese processuali Francesco Carbone e Carmen Cosco, ritenuti responsabili per un unico capo d’imputazione. Il pubblico ministero, la cui requisitoria aveva incluso anche altre posizioni, aveva infatti chiesto la condanna anche per Giulia Cerenzia, che però è stata assolta con formula piena. La professionista era difesa dagli avvocati Angela Caputo e Vincenzo Belvedere.
Assolti con formula piena anche gli altri due imputati: Michele Morelli, assistito dall’avvocato Antonio Vanadia, e Clemente Sicilia, rappresentato in aula dagli avvocati Paolo Coppa e Marcello Manna.
La vicenda risale al dicembre 2016, quando la dottoressa Barca fu ricoverata nel reparto di ginecologia per un intervento di routine finalizzato alla rimozione di una cisti ovarica. Poco dopo l’operazione, la professionista morì improvvisamente, lasciando sgomenta la comunità medica cosentina, che la ricordava come figura stimata e di grande umanità.
Il procedimento ha ricostruito le fasi dell’intervento e del decorso post-operatorio, analizzando la condotta dei sanitari coinvolti. La sentenza pone ora fine a una lunga battaglia processuale, ma non cancella l’eco emotiva di una perdita che ha segnato il personale dell’ospedale e i familiari della dottoressa.