Uccise i suoceri a colpi d’ascia: confermata la sentenza di condanna di primo grado

CAGLIARI – La Corte d’Assise di Appello di Cagliari ha confermato stamattina la sentenza di primo grado emessa dalla Corte d’Assise di Sassari, che condannava alla pena dell’ergastolo l’imputato Fulvio Baule, il quarantaduenne di Ploaghe che il 26 febbraio 2022, a Porto Torres, uccise a colpi d’ascia i suoceri e ridusse in fin di vita la moglie, dalla quale si era da poco separato.

Secondo la ricostruzione fattuale derivante dalle risultanze dei due gradi di giudizio, Baule, dopo aver litigato con la moglie, Ilaria Saladdino, davanti al palazzo in cui abitava con i genitori, prese un’ascia dal portabagagli della sua autovettura e colpì alla testa prima il suocero, Basilio Saladdino, uccidendolo sul colpo, di seguito la moglie, che rimase gravemente ferita e per ultima la suocera, Liliana Mancusa, che morirà in ospedale dopo circa un mese di coma.

In macchina che attendevano il padre, i due figli gemelli di poco più di un anno che non solo assistevano all’esecuzione del tragico delitto ma, nell’affannosa fuga cui si apprestava il Baule subito dopo la commissione degli omicidi, venivano anche abbandonati in strada.

Nel corso del processo di primo grado la Corte d’Assise di Sassari, presieduta dal Dott. Massimo Zaniboni, sottoponeva il Baule ad una perizia psichiatrica all’esito della quale risultava la sua piena capacità di intendere e volere al momento della commissione del fatto di reato.

In un passaggio della relazione depositata dallo psichiatra incaricato Dott. Paolo Milia si leggeva:” Baule ha ben capito il suo gesto, ne è consapevole, così come è consapevole delle conseguenze che il gesto da lui compiuto ha comportato”, conseguentemente l’esperto escludeva “che il reato per cui si procede si sia concretizzato in un ambito di malattia tale da rilevare ai fini dell’esclusione, totale o parziale, della capacità di intendere e di volere”.

Al momento delle discussioni, il Sostituto Procuratore della Repubblica Dott.ssa Enrica Angioni chiedeva l’applicazione della pena dell’ergastolo con il riconoscimento delle aggravanti della crudeltà, della premeditazione e dell’aver commesso il fatto alla presenza di due minori di età; inoltre, chiedeva l’applicazione dell’isolamento diurno per un anno, dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e della decadenza dalla responsabilità genitoriale.

I giudici di prime cure accoglievano ogni richiesta della Pubblica Accusa, per di più condannando l’imputato al pagamento delle provvisionali in favore dei familiari delle vittime, già costituiti parti civili e difesi dagli Avv.ti Gian Mario Solinas e Silvia Ferraris.

Durante il processo di secondo grado la difesa dell’imputato (Avv. Nicola Lucchi) chiedeva – inutilmente, visto il rigetto della Corte – la riassunzione della perizia psichiatrica, con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento delle attenuanti generiche di cui all’art. 62bis c.p., negate in primo grado e consistenti, secondo il legale, nella fragilità psicologica del Baule, nella sua paura di non rivedere i figli e nello stress accumulato nei mesi precedenti a causa dei continui litigi con la moglie e tra le famiglie di origine dei due coniugi.

G.C.

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