Negli ultimi mesi, ha preso piede la nuova strategia dell’Amministrazione Trump, le forze armate degli Stati Uniti hanno intensificato la loro presenza in Messico attraverso operazioni di sorveglianza e collaborazione con le forze Messicane per contrastare il narcotraffico. Il New York Times ha recentemente rivelato che la CIA ha ampliato l’uso di droni Predator MQ-9 per monitorare le sei principali organizzazioni criminali messicane, classificate come organizzazioni terroristiche straniere. I droni Predator MQ-9, noti per la loro capacità di volo a lungo raggio e per la possibilità di trasportare armamenti, sono stati impiegati in passato in operazioni militari in Medio Oriente, ma in questo caso vengono utilizzati esclusivamente per la sorveglianza. I dati raccolti vengono condivisi con le autorità messicane, il cui obiettivo principale è localizzare laboratori di produzione di droga.
Parallelamente, la presenza militare statunitense in Messico ha subito un’accelerazione. A febbraio, 11 membri delle Forze Speciali americane (Green Beret) sono stati dispiegati in una base navale messicana per addestrare le forze speciali locali in operazioni anti-cartello. Questa cooperazione mira anche a contrastare il traffico di armi, con circa 250.000 armi di provenienza statunitense che ogni anno finiscono nelle mani della criminalità organizzata messicana.
Gli Stati Uniti hanno inoltre aumentato il numero di voli di ricognizione con aerei spia, passando da una missione al mese a 18 voli in un periodo di soli dieci giorni. L’impiego del vecchio ma ancora efficace U-2, dotato di sensori avanzati, dimostra la volontà di migliorare la sorveglianza dei laboratori di droga e delle reti di comunicazione illegali dei cartelli.
La risposta dei cartelli è stata immediata: alcune bande rivali hanno sospeso le ostilità per evitare di attirare ulteriore attenzione, mentre i leader criminali si sono spostati nell’entroterra. Tuttavia, permangono dubbi sulla trasparenza della cooperazione tra Messico e Stati Uniti, con alcuni funzionari messicani che sospettano operazioni di spionaggio non dichiarate.
Queste iniziative segnano una nuova fase nella lotta al narcotraffico, con una strategia che combina pressione mediatica e operazioni sul campo per destabilizzare le organizzazioni criminali più potenti del continente.
Redazione Ius et Polis