“Calunnie ai carabinieri e accuse cadute: il 33enne assolto su tutti i fronti”

“Mi hanno incastrato”: così aveva dichiarato, nero su bianco, il giovane cariatese dopo essere stato fermato dai carabinieri su un’auto sequestrata. Otto anni dopo, la giustizia gli dà ragione: la Corte d’Appello di Catanzaro ha prosciolto l’imputato da ogni addebito.

Il fatto risale alla fine del 2017. Il 33enne venne fermato mentre guidava un veicolo sotto sequestro, lo stesso di cui era stato nominato custode. Durante il controllo emerse anche che il contachilometri mostrava un chilometraggio inferiore rispetto a quello segnalato nel verbale originale. Elementi che portarono i militari a ipotizzare una manomissione. Ma quello che seguì fu ancora più sorprendente: il fermato, condotto in caserma, accusò apertamente i carabinieri di aver prelevato loro stessi il veicolo per incastrarlo, formalizzando l’accusa per iscritto e inviandola alla Procura.

Scattò così l’indagine per calunnia, truffa, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e danneggiamento di beni sottoposti a sequestro. Il primo processo si chiuse con un’assoluzione per calunnia da parte del Tribunale di Castrovillari, mentre restarono in piedi le altre imputazioni.

Determinante, però, si è rivelato il lavoro dell’avvocato Raffaele Meles, che ha impugnato la sentenza e ottenuto un riesame in Corte d’Appello. La seconda sezione penale ha accolto completamente la linea difensiva e assolto il 33enne da ogni residua accusa.

La decisione chiude definitivamente un capitolo giudiziario complesso e dimostra l’importanza del contraddittorio, soprattutto quando un cittadino denuncia presunte irregolarità da parte delle forze dell’ordine. Il proscioglimento totale ristabilisce l’onore dell’imputato e mette in discussione anche il modo in cui venne condotta l’inchiesta iniziale.

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