Appello Ferrarese, nuova tappa nel processo per l’omicidio di Carvone

BRINDISI– Il 23 ottobre si aprirà nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola il processo di secondo grado per l’omicidio di Giampiero Carvone, avvenuto nel settembre 2019 a Brindisi. Imputato principale è Giuseppe Ferrarese, 29 anni, già condannato all’ergastolo per aver esploso un colpo di pistola alla nuca del 19enne davanti alla sua abitazione in via Tevere.

Secondo la sentenza della Corte d’Assise di Brindisi – presidente Maurizio Saso, a latere Adriano Zullo – Ferrarese ha agito con movente mafioso e per futili motivi, eliminando Carvone dopo che quest’ultimo avrebbe rotto l’omertà facendo nomi legati a un furto d’auto. Un delitto autorizzato, secondo l’accusa, da ambienti della Sacra Corona Unita per evitare ripercussioni future su traffici illeciti.

A inchiodare Ferrarese, difeso dagli avvocati Emanuela De Francesco e Ladislao Massari, è stata una supertestimone ritenuta attendibile, che ha demolito il suo alibi iniziale e ha accusato Orlando Carella, 56 anni, di aver cercato di influenzarla per coprire l’imputato. Carella, detenuto a Matera per altri reati, è stato condannato a 3 anni e mezzo per intralcio alla giustizia. Lo difende l’avvocato Giuseppe Guastella.

Ferrarese ha ammesso il gesto, ma ha dichiarato di non voler uccidere: avrebbe agito in preda al panico, sottraendo l’arma a Carvone durante un litigio. Tuttavia, il racconto non ha convinto i giudici, che nelle motivazioni hanno parlato di una narrazione “fuori da ogni logica”.

La PM della DDA di Lecce, Carmen Ruggiero, ha ricostruito una dinamica ben più grave, inquadrando l’omicidio in un contesto mafioso. I familiari della vittima, parte civile con l’avvocato Marcello Tamburini, hanno ottenuto un risarcimento provvisionale pari a 100mila euro ciascuno.

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