Ci può essere un partito senza radici? 

La confluenza di Alemanno in Futuro Nazionale. 

Vannacci ha i voti. Alemanno ha la rete. Basterà?

Il 30 maggio, al circolo Rari Nantes di Napoli, il movimento Indipendenza! di Gianni Alemanno ha formalizzato la propria confluenza in Futuro Nazionale. Un evento in apparenza periferico, eppure rivelatore: la cerimonia si è svolta con Alemanno in detenzione, il che dice qualcosa sulla solidità di un accordo costruito su una struttura, non sulla presenza di un singolo uomo.

La grande risonanza mediatica

Vannacci è forse l’unico caso recente in cui la risonanza mediatica ha preceduto e costruito il progetto politico, invertendo il percorso tradizionale. Prima il libro — Il mondo al contrario, autopubblicato nel 2023, diventato bestseller per il passaparola e la polarizzazione che ha generato, pubblicizzato involontariamente da chi lo attaccava. Poi le europee del 2024, dove ha ottenuto oltre 500mila preferenze personali risultando tra i candidati più votati in Italia — un numero che non si spiega col solo traino leghista, ma con un consenso nominativo costruito su di lui. Sui social ha saputo creare una comunità coesa attraverso una comunicazione diretta e volutamente provocatoria, lontana dal linguaggio dei politici di professione. I sondaggi lo accreditano come secondo leader di destra con circa il 18% di gradimento personale. È verificabile che Vannacci abbia presa su una parte insoddisfatta dell’elettorato. La domanda è un’altra: un partito personale ha le capacità organizzative per competere nelle grandi città?

Capacità organizzative di Alemanno

Futuro Nazionale ha già dimostrato a Vigevano, in Lombardia, di saper tradurre il consenso del Generale in voti reali, superando il 14%. Ma scalare quel modello a Roma richiede qualcosa che un partito nato attorno a una figura mediatica ancora non possiede: una rete territoriale consolidata. È qui che l’apporto di Alemanno diventa strategicamente leggibile. Decenni di militanza nella destra romana, la conoscenza capillare degli ambienti politici della capitale e una struttura — per quanto ridotta — già esistente con Indipendenza!: assets che Futuro Nazionale non può costruire dall’oggi al domani. Il consenso personale di Vannacci è il carburante. La macchina organizzativa di Alemanno dovrebbe essere il motore. Se e quanto quel motore sia ancora funzionante, dopo anni di marginalità elettorale, è la variabile che l’analisi non può ignorare.

Apertura al centrodestra

A chiarire la logica complessiva dell’operazione è la voce diretta dei protagonisti. Il dirigente campano Di Capua non usa mezze misure: “L’obiettivo del generale Vannacci è riunire tutte quelle destre disperse in tante organizzazioni politiche che, frammentandosi, hanno probabilmente concorso alle difficoltà, per non dire ai fallimenti, della destra”. L’accordo con Alemanno, in questa lettura, non è un’operazione sentimentale verso la destra storica — è una risposta pragmatica a un problema strutturale: la dispersione del voto conservatore in una costellazione di sigle che si cannibalizzano a vicenda. Il 13 e 14 giugno, all’Auditorium della Conciliazione di Roma, l’assemblea costituente di Futuro Nazionale darà forma ufficiale a un partito che in pochi mesi ha superato i 50mila iscritti, si attesta tra il 5 e il 6% nei sondaggi e sta acquisendo peso parlamentare con ingressi dalla Lega e possibilmente da Fratelli d’Italia. Roma non è solo l’obiettivo elettorale — è il palcoscenico scelto per il battesimo ufficiale.

La soluzione non è vicina

Sarebbe ingenuo pensare che questa confluenza risolva i nodi strutturali di Futuro Nazionale. Da qui al 2027 il partito dovrà sciogliere il rebus più delicato: entrare in coalizione con il centrodestra aggiungendo i propri numeri, oppure correre da solo capitalizzando sul malcontento verso il governo. Sul come trattare con Fratelli d’Italia, Vannacci potrebbe trovare un interlocutore utile in Alemanno, che FdI la conosce dall’interno — avendone fatto parte fino alla rottura del 2022. Una conoscenza preziosa, anche se maturata in conflitto. La politica italiana è piena di generali senza esercito. Vannacci ha trovato in Alemanno il suo aide-de-camp. Se le comunali romane del 2027 diranno che quell’esercito esiste davvero, allora questa confluenza avrà dimostrato di essere qualcosa di più di un accordo tra reduci.

Add a comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *