Cassa Forense al voto: Davide Calabrò tra previdenza, rappresentanza e futuro dell’Avvocatura

In vista delle elezioni per il rinnovo del Comitato dei Delegati di Cassa Forense per il quadriennio 2027-2030, in programma dal 5 al 9 ottobre 2026, Ius & Polis incontra l’Avv. D. C., candidato per la Lista n. 5 Uniti per il Lazio per gli Ordini di Roma Frosinone Civitavecchia Cassino e Velletri unitamente agli Avv. Isabella Maria Stoppani del Foro di Roma, Avv. Anna Scifoni del Foro di Velletri, Av. Roberto di Francesco del Foro di Tivoli e l’Avv. Fausto Feliziani del Foro di Rieti.

I componenti della lista sono una figure di consolidata esperienza nelle istituzioni forensi, avendo ricoperto importanti ruoli sia nei propri consigli dell’Ordine e sia nel Consiglio Nazionale Forense

Una tornata elettorale particolarmente significativa per il futuro della previdenza e dell’assistenza forense, chiamata a confrontarsi con le profonde trasformazioni che stanno interessando la professione.

 Con l’Avv. dc affrontiamo:

a)  il bilancio della sua esperienza maturata nelle istituzioni forensi quale Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Frosinone, di Consigliere Nazionale Forense  di Delegato in Cassa Forense;

b) le priorità per il prossimo mandato, le esigenze dei territori, la condizione delle nuove generazioni e il ruolo che Cassa Forense dovrà assumere nei prossimi anni a tutela dell’Avvocatura.

01) Avvocato D.C., perché queste elezioni rappresentano un passaggio decisivo per il futuro di Cassa Forense e dell’intera Avvocatura?

Queste elezioni si svolgono in un momento particolarmente delicato.

L’Avvocatura sta affrontando una riduzione dei redditi, l’aumento dei costi professionali, l’impatto delle nuove tecnologie e un preoccupante abbandono della professione, soprattutto da parte dei giovani.

Cassa Forense deve certamente garantire la sostenibilità del sistema previdenziale, ma non può limitarsi a gestire contributi e pensioni.

Deve accompagnare l’avvocato durante l’intera vita professionale, intervenendo nei momenti di difficoltà e sostenendone la continuità lavorativa.

Il voto, quindi, non riguarda soltanto il rinnovo degli organi della Cassa: riguarda il modello di previdenza e di Avvocatura che vogliamo costruire per i prossimi anni.

02) Lei ha già maturato un’esperienza diretta in Cassa Forense: quali risultati concreti ritiene di aver conseguito e quali impegni assume per il prossimo mandato?

L’esperienza maturata in Cassa Forense mi ha consentito di contribuire al confronto sulle scelte previdenziali e assistenziali, portando all’interno dell’Ente le esigenze degli iscritti e, in particolare, quelle degli avvocati che operano nei territori.

Ritengo importante aver mantenuto un rapporto diretto con i colleghi, raccogliendo problemi e segnalazioni e cercando di trasformarli in proposte concrete. Un rappresentante, infatti, non deve limitarsi a partecipare alle riunioni, ma deve informare, ascoltare e rendere conto del proprio operato.

Per il prossimo mandato mi impegno a lavorare per procedure più semplici, una comunicazione più trasparente, prestazioni assistenziali maggiormente accessibili e misure più incisive in favore dei giovani, dei redditi medio-bassi e delle carriere discontinue.

03) La sua esperienza alla guida dell’Ordine le ha permesso di conoscere da vicino le difficoltà quotidiane degli avvocati. Quali esigenze dei territori intende portare con maggiore forza all’interno di Cassa Forense?

L’esperienza alla guida dell’Ordine mi ha insegnato che non esiste un’unica realtà professionale. Le condizioni nelle quali operano gli avvocati dei piccoli e medi Fori sono spesso molto diverse da quelle presenti nei grandi centri.

Nei territori vi sono minori opportunità professionali, redditi mediamente più contenuti e maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi, alla formazione specialistica e agli strumenti di innovazione.

Cassa Forense deve tenere conto di queste differenze, evitando soluzioni uniformi per situazioni che uniformi non sono. Intendo sostenere misure mirate per l’accesso al credito, la digitalizzazione degli studi, la formazione e il welfare, rafforzando nello stesso tempo la collaborazione tra la Cassa e gli Ordini territoriali.

04) L’esperienza nel Consiglio Nazionale Forense le ha offerto una visione complessiva ella professione. Come è cambiata l’Avvocatura italiana e quali rischi corre oggi se le istituzioni forensi non intervengono tempestivamente?

L’Avvocatura è diventata più specializzata, più tecnologica e maggiormente competitiva, ma anche economicamente più fragile e diseguale.

È aumentata la distanza tra studi strutturati e professionisti individuali, tra grandi città e piccoli Fori, tra chi riesce ad accedere ai nuovi settori del mercato e chi opera in ambiti tradizionali sempre meno remunerativi.

Il rischio è che la professione diventi sostenibile soltanto per pochi e che molti giovani siano costretti ad abbandonarla. Questo non rappresenterebbe soltanto un problema previdenziale, ma anche un impoverimento della tutela dei diritti.

Le istituzioni forensi devono intervenire tempestivamente, accompagnando l’innovazione senza permettere che essa produca nuove forme di esclusione professionale.

05) Redditi in diminuzione, costi crescenti e abbandono della professione, soprattutto da parte dei giovani: quali misure concrete dovrebbe adottare Cassa Forense per invertire questa tendenza?

Occorre innanzitutto costruire un sistema contributivo che tenga maggiormente conto dell’effettiva capacità reddituale e non penalizzi chi attraversa periodi di difficoltà o ha una carriera discontinua.

Per i giovani non sono sufficienti agevolazioni temporanee. Servono un accesso più semplice al credito, incentivi per l’avvio e l’organizzazione dello studio, sostegno alla formazione specialistica e misure effettive per la maternità, la paternità e la conciliazione tra professione e vita familiare.

È necessario, inoltre, rendere più rapidi e accessibili gli interventi assistenziali. Le misure devono essere conosciute dagli iscritti e attivabili attraverso procedure semplici.

La previdenza, tuttavia, non può essere separata dal reddito professionale: senza compensi adeguati e senza l’effettiva applicazione dell’equo compenso non può esistere un sistema previdenziale realmente solido.

Una particolare attenzione deve essere riservata alle avvocatesse madri. La maternità continua troppo spesso a determinare una riduzione del reddito, un rallentamento della carriera e, nei casi più gravi, l’abbandono della professione. Non è sufficiente intervenire soltanto nel periodo immediatamente precedente o successivo alla nascita del figlio: il sostegno deve proseguire negli prescolari nei quali risultano più difficili la conciliazione tra attività professionale e responsabilità familiari.

Propongo, in particolare, l’introduzione di un contributo specifico per il pagamento delle rette degli asili nido, erogato direttamente o mediante rimborso delle spese sostenute.

Tale beneficio dovrebbe essere semplice da richiedere, commisurato alla situazione economica dell’iscritta e cumulabile, entro limiti ragionevoli, con le altre misure di sostegno alla famiglia.

L’obiettivo deve essere quello di riconoscere un contributo fiscalmente non imponibile, affinché l’importo erogato sia interamente utilizzabile per il pagamento della retta. Qualora l’attuale disciplina tributaria non lo consentisse pienamente, Cassa Forense dovrebbe promuovere presso il legislatore una specifica previsione di esenzione fiscale.

Sostenere le avvocatesse madri non significa concedere un privilegio, ma rimuovere un ostacolo concreto alla piena partecipazione alla vita professionale e preservare la continuità contributiva dell’intero sistema.

06) Contributi, welfare e prestazioni previdenziali incidono direttamente sulla vita degli iscritti. Come rendere Cassa Forense più equa, accessibile e vicina agli avvocati con redditi medio-bassi o carriere discontinue?

Equità significa chiedere a ciascuno uno sforzo proporzionato alle proprie possibilità e garantire tutele adeguate anche a chi ha redditi contenuti, carriere discontinue o periodi di inattività involontaria.

Occorre semplificare i bandi, ridurre gli adempimenti, accelerare i tempi delle decisioni e utilizzare strumenti digitali realmente intuitivi. Le prestazioni non devono rimanere inutilizzate perché gli iscritti non le conoscono o incontrano difficoltà nel presentare le domande.

Cassa Forense deve inoltre rafforzare i propri canali di ascolto, anche attraverso gli Ordini. La vicinanza non si misura soltanto nel numero delle prestazioni erogate, ma nella capacità di individuare tempestivamente le difficoltà e intervenire prima che diventino irreversibili.

07) Dopo molti anni nella rappresentanza forense, cosa deve cambiare nel rapporto tra istituzioni e avvocati per recuperare partecipazione e fiducia?

È necessario recuperare un rapporto fondato su ascolto, partecipazione, trasparenza e responsabilità.

Le decisioni che incidono sulla previdenza e sul futuro professionale degli avvocati devono essere spiegate con chiarezza e, quando possibile, precedute da un confronto effettivo con gli iscritti e con i territori.

Chi ricopre un incarico istituzionale deve essere presente, accessibile e disposto a rendere conto delle proprie scelte. Le istituzioni non possono essere percepite come luoghi distanti, ai quali rivolgersi soltanto in caso di necessità.

La fiducia non si rivendica: si conquista attraverso la coerenza dei comportamenti, la trasparenza delle decisioni e la concretezza dei risultati.

08) Quale contributo specifico può offrire la sua esperienza e in che modo intende garantire un collegamento stabile tra Cassa Forense, Ordini territoriali e singoli iscritti?

Posso mettere a disposizione una conoscenza maturata nei diversi livelli della rappresentanza forense: quello territoriale, quello nazionale e quello previdenziale.

Questa esperienza mi consente di leggere i problemi da prospettive differenti e di comprendere come una decisione assunta a livello centrale incida concretamente sulla vita professionale dei singoli avvocati.

Intendo promuovere un collegamento stabile tra Cassa Forense e iscritti individuando modalità per avere incontri periodici, momenti di ascolto e un’informazione costante sulle decisioni adottate e sulle opportunità disponibili.

Il rappresentante deve essere un punto di raccordo: deve portare le esigenze dei colleghi all’interno dell’istituzione e, nello stesso tempo, rendere comprensibili agli iscritti le scelte compiute.

09) Qual è l’impegno più importante sul quale è disposto a farsi valutare dai colleghi al termine del mandato?

L’impegno sul quale intendo essere valutato è la capacità di rendere Cassa Forense concretamente più vicina agli iscritti, soprattutto a quelli che attraversano una fase di difficoltà.

Questo significa lavorare per procedure più semplici, tempi di risposta più rapidi, maggiore conoscibilità delle prestazioni e interventi più efficaci per giovani, redditi medio-bassi e carriere discontinue.

Mi impegno inoltre a mantenere un confronto costante con i colleghi e a riferire periodicamente sull’attività svolta. Un mandato elettivo non è una delega in bianco: comporta il dovere di ascoltare, informare e rendere conto dei risultati conseguiti.

10) Cassa Forense è sottoposta alla vigilanza ministeriale e a stringenti vincoli di sostenibilità finanziaria. Ritiene che l’attuale disciplina consenta di utilizzare adeguatamente le risorse dell’Ente nell’interesse degli iscritti?

La vigilanza dei Ministeri competenti rappresenta una garanzia essenziale, perché tutela la stabilità del sistema previdenziale e il futuro pensionistico degli avvocati. Tuttavia, l’attuale assetto normativo e i criteri di sostenibilità imposti alla Cassa escludono la possibilità di utilizzare, nell’immediato, le risorse accumulate.

In sostanza, le prestazioni previdenziali correnti devono essere finanziate principalmente attraverso i contributi incassati annualmente, mentre le eccedenze di gestione sono destinate ad accrescere il patrimonio. La Cassa, pertanto, pur disponendo di un patrimonio rilevante, non ne ha una disponibilità piena e immediata per rispondere alle esigenze attuali degli iscritti.

La solidità patrimoniale deve essere preservata e non può essere messa a rischio.

Al tempo stesso, però, non possiamo ignorare che molti avvocati stanno affrontando oggi una grave difficoltà economica e professionale.

Un patrimonio previdenziale è realmente solido se tutela non soltanto le pensioni future, ma anche la permanenza degli iscritti nella professione.

L’obiettivo politico deve essere, quindi, quello di promuovere un confronto con i Ministeri vigilanti e, ove necessario, un intervento normativo che consenta di destinare, entro limiti prudenti e sulla base di rigorose verifiche attuariali, una parte delle eccedenze di gestione a misure previdenziali e assistenziali in favore degli iscritti.

Ciò permetterebbe di affrontare esigenze concrete — come la riduzione dei redditi, le difficoltà dei giovani, la maternità, la malattia e le carriere discontinue — senza dover necessariamente aumentare la contribuzione per assicurare il pareggio dei bilanci tecnici nei successivi trenta o cinquant’anni.

Non si tratta di indebolire il patrimonio o di compromettere la sostenibilità futura, ma di trovare un equilibrio più ragionevole tra tutela delle pensioni di domani e sostegno agli avvocati di oggi. Se gli iscritti sono costretti ad abbandonare la professione, infatti, viene meno anche la base contributiva sulla quale si fonda la previdenza futura.

11. Perché gli avvocati dovrebbero rinnovarle la fiducia?

Chiedo il rinnovo della fiducia perché posso mettere al servizio dei colleghi l’esperienza maturata, la conoscenza delle istituzioni e un rapporto diretto con i territori.

Non propongo promesse irrealizzabili. Propongo un metodo fondato su presenza, ascolto, trasparenza e concretezza. Voglio rappresentare tutti gli avvocati, indipendentemente dall’età, dal reddito, dalle dimensioni dello studio o dal Foro di appartenenza, prestando particolare attenzione a chi incontra maggiori difficoltà.

L’esperienza ha valore soltanto se viene utilizzata per affrontare problemi nuovi e produrre risultati verificabili. Per questo chiedo ai colleghi di rinnovarmi la loro fiducia: per costruire insieme una Cassa più equa, più accessibile, più trasparente e realmente vicina all’Avvocatura.

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