Si è concluso con l’assoluzione piena un significativo processo penale al tribunale di Mantova, dove un uomo era imputato per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale ai danni di una minore. I fatti contestati, risalenti al periodo tra il 2015 e il 2018, sarebbero avvenuti a Viadana, nella casa in cui l’imputato viveva con la compagna e la figlia di lei, presunta vittima dei reati.
L’accusa, formulata dal pubblico ministero Elisabetta Favaretto, sosteneva che l’uomo avesse sottoposto la ragazza, all’epoca minorenne, a un ciclo di abusi fisici e psicologici, consistenti in schiaffi, pugni e insulti, oltre a tentativi di molestie sessuali. La giovane, che aveva inizialmente presentato una querela, l’aveva poi ritirata e, nonostante le ripetute convocazioni in aula, non si è mai presentata per deporre.
La mancanza della testimonianza diretta della presunta vittima ha rappresentato un ostacolo cruciale per la prosecuzione del dibattimento. Il pubblico ministero Favaretto ha tentato di far acquisire al processo le dichiarazioni rese dalla ragazza durante la fase delle indagini preliminari. Tuttavia, l’avvocata difensore dell’imputato, Mara Rigoni del Foro di Mantova, si è opposta con successo a tale richiesta. L’avvocata Rigoni ha sostenuto che, in base alla legge, le dichiarazioni rese fuori dall’aula non possono essere usate come prova senza il consenso della difesa e senza la possibilità di un controesame del testimone.
Questa posizione è stata accolta dal collegio giudicante, presieduto da Giacomo Forte. Di fronte all’impossibilità di valutare la prova decisiva, la stessa pubblica accusa ha chiesto l’assoluzione dell’imputato. Il tribunale, dopo una breve camera di consiglio, ha accolto la richiesta, emettendo una sentenza di assoluzione con formula piena, per insussistenza dei fatti contestati.