TRAPANI – Ha preso il via dinanzi al Tribunale di Trapani il processo nato dall’operazione antimafia “Eirene”, che nel settembre 2024 ha portato all’arresto di tredici persone, tra cui l’ex senatore del Partito Democratico Nino Papania e l’ex vicesindaco di Alcamo Pasquale Perricone. Entrambi rispondono dell’accusa di voto di scambio politico-mafioso.
Secondo l’impianto accusatorio coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia, Papania avrebbe cercato il sostegno della famiglia mafiosa alcamese durante le elezioni regionali del 2022, con l’intermediazione di Perricone. In cambio dei voti, l’ex senatore avrebbe favorito l’ascesa del suo collaboratore Angelo Rocca, già coinvolto in un’altra inchiesta per truffa nel settore della formazione professionale.
Il nome di Giosuè Di Gregorio, ritenuto uno dei vertici del clan mafioso, emerge più volte nelle intercettazioni e nei documenti investigativi. Sarebbe stato lui a facilitare i contatti tra Papania, Perricone e ambienti mafiosi. Al centro del processo, undici imputati, tra cui Francesco Coppola – indicato come attuale capomafia di Alcamo – e altri soggetti ritenuti coinvolti in estorsioni, droga e condizionamento elettorale.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Sara Lauria e Vito Di Graziano, ha sollevato dubbi sull’intero impianto accusatorio, evidenziando l’assenza di prove concrete di contatti diretti tra Papania e membri mafiosi. In aula, il commissario Mauro Riccitelli del Servizio centrale operativo ha ammesso di non aver riscontrato incontri o promesse specifiche tra l’ex senatore e Di Gregorio, né direttamente né per il tramite di Perricone.
Nonostante il parere favorevole del pubblico ministero a una misura alternativa, il Tribunale ha respinto l’istanza di scarcerazione avanzata dalla difesa, che ha già annunciato un nuovo ricorso. Il dibattimento riprenderà il 18 luglio. Il processo si preannuncia lungo e destinato a far luce su decenni di intrecci tra politica e criminalità nella provincia trapanese.