Viterbo, sfruttamento nei campi: i fratelli Calevi davanti al giudice

C’è una data fissata per l’udienza preliminare nel procedimento che ha scosso il mondo agricolo del Lazio: il 15 gennaio 2026 i fratelli Alberto e Stefano Calevi dovranno comparire davanti alla giudice dell’udienza preliminare Fiorella Scarpato per rispondere delle accuse di sfruttamento del lavoro, formulate dal pm Massimiliano Siddi.

Al centro del fascicolo ci sono 104 lavoratori agricoli, molti dei quali stranieri e in condizioni economiche precarie, che sarebbero stati impiegati in mansioni pesanti e sottoposti a trattamenti disumani. Tra i punti contestati: stipendi al di sotto dei minimi contrattuali, turni massacranti senza riposo, ferie negate e condizioni di trasporto definite “inumane”. I braccianti, secondo quanto emerso, venivano caricati su mezzi non idonei e portati nei campi stipati in ceste di plastica.

Il 10 dicembre 2024 era scattato il sequestro dell’azienda agricola F.lli Calevi, ma due mesi dopo il tribunale ha modificato la misura, optando per il controllo giudiziario dell’impresa. Una scelta motivata dalla necessità di evitare il collasso occupazionale di un settore già fragile nel territorio viterbese.

I legali della difesa, Giuliano Migliorati e Agnese Sciullo, sottolineano come i titolari avessero già provveduto a una riorganizzazione interna dopo l’ultimo controllo ispettivo nel giugno 2023, regolarizzando le retribuzioni e includendo tutte le ore lavorate nei cedolini. La difesa contesta inoltre l’impianto accusatorio, parlando di “una forzatura della realtà aziendale”.

Ma per la Procura si tratta di uno dei casi più gravi e rappresentativi del fenomeno del caporalato nel Lazio, dove lo sfruttamento nei campi resta una piaga profonda, spesso nascosta dietro apparenze di normalità. La parola ora passa ai giudici.

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