Da presunta vittima di violenze sessuali e sevizie a imputata per calunnia. È la parabola giudiziaria di una donna norvegese di 48 anni che, secondo l’accusa, avrebbe costruito a tavolino un racconto di abusi mai avvenuti. La giudice per l’udienza preliminare Francesca Mariano ha disposto il rinvio a giudizio, accogliendo la richiesta avanzata dalla pm dopo l’imputazione coatta stabilita dalla collega Tea Verderosa. Quest’ultima aveva infatti ravvisato nelle dichiarazioni della donna non soltanto contraddizioni, ma anche un chiaro intento diffamatorio verso gli accusati.
La vicenda ha inizio nel 2021, quando la donna denuncia di essere stata segregata dal compagno, originario di Melissano, e di aver subito violenze fisiche e sessuali da lui, dai genitori e da alcuni amici. Le accuse parlavano di sequestro di persona, estorsione e addirittura violenza di gruppo. In alcuni passaggi la donna sosteneva che gli abusi sarebbero stati filmati con un cellulare, ma nelle indagini non è emersa alcuna prova di quanto raccontato.
Il quadro cambia radicalmente con la controdenuncia dell’uomo, difeso dall’avvocato Francesco Spagnolo, che mette in luce un’altra realtà: una relazione sentimentale segnata dall’abuso di alcol della compagna, che spesso consumava grandi quantità di vino e superalcolici. Gli episodi di violenza descritti, secondo la procura, erano dunque il frutto di invenzioni prive di riscontro.
La giudice Verderosa aveva sottolineato la “consapevolezza dell’innocenza degli incolpati” da parte della denunciante, motivo che ha portato all’imputazione coatta. Ora la donna dovrà affrontare un processo con l’accusa di calunnia. Le parti civili, ossia l’ex compagno e i suoi familiari, sono rappresentati dall’avvocato Spagnolo. La difesa della 48enne è affidata all’avvocato Raffaele Zocco.