L’Essere Umano vive non solo nella materialità, espletando le quotidiane ed ordinarie mansioni ed azioni necessarie per la sopravvivenza della propria individualità fisica, ma anche su un piano spirituale, non meccanico, afferente alla sfera morale, all’esercizio della propria Libertà.
L’essere umano si cimenta, cioè, in un agire responsabile e, quindi, morale che lo eleva da una vita quotidiana spesa solo per la sopravvivenza fisica e che lo distingue dal “regno animale” in presenza di strutturate dinamiche di azioni ritenute congrue per realizzare gli scopi della esistenza.
E qui si manifesta fenomenologicamente l’esperienza giuridica attraverso le azioni organizzate e relazionate dalla spontanea, quotidiana, incessante attività di strutturazione operata da e nel corpo sociale a mezzo di soggetti o gruppi, autonomamente interessati e/o espressamente demandati per il raggiungimento dei vari scopi dell’esistenza umana.
Lo “scopo degli scopi” ovvero l’obiettivo fondamentale ed essenziale dell’esistenza umana, come più volte è stato autorevol mente sostenuto, consiste nel porre rimedio alla propria Difettività, un vero e proprio status soggettivo universale.
L’Essere Umano, per sua natura, nello stesso tempo, è essere in relazione e difettivo.
Nello svolgimento della propria attività morale, egli esercita la propria Libertà che possiamo definire come il complesso delle qualità e delle capacità intellettuali, emotive e fisiche dell’Essere Umano, afferenti al proprio agire nella sfera morale.
La Libertà è un concetto ed un significante che la cultura in generale, moderna e contemporanea, ha ridotto a sinonimo di luogo e tempo per scelte egoiche, temperabili solo dall’esercizio delle scelte egoiche altrui.
In sintesi, la Libertà, da manifestazione dello Spirito Umano nella Storia, è diventata la Signoria dell’egoismo. Da strumento fondamentale per la realizzazione della relazionalità naturale umana, nella prospettiva del superamento della Difettività insieme all’Altro da sè, la Libertà è degenerata ad imprevedibile strumento di coordinamento di singoli egoismi per e/o contro l’Altro da sè.
Su questa alternativa concezione ed utilizzazione della Liber tà, come sopra definita, si è giocato e si gioca, tuttora, la partita che, senza retorica, può definirsi tra il Bene ed il Male.
Nell’era telematica, dove ben viva e comune è l’angoscia esi stenziale dell’annientamento della vita terrena, per un possibile disastro atomico e/o virale, gli Esseri Umani devono guardarsi negli occhi in una dimensione giuridica ovvero alla pari, ovvero, direi, in una particolare dimensione giuridica: quella del Legislatore. Come indirizzare, utilizzare e accrescere la Libertà nell’ineludibile obiettivo di temperare la Difettività?
Un semplice coordinamento di egoismi non appare una idonea soluzione, dal momento che si fonda sulla imprevedibile preva lenza di gruppi su altri, con la prospettiva della permanenza e/o aggravarsi della conflittualità potenzialmente distruttrice dell’in tero pianeta.
La Libertà, come complesso delle facoltà intellettuali, senti mentali e fisiche di ogni Essere Umano, è funzionale alla umana Natura ovvero alla relazionalità nella prospettiva di un tempe ramento della difettività insieme all’Altro da sé, se si muove con il linguaggio universalmente riconosciuto e riconoscibile, del Diritto, la cui Verità e/o Scopo finale è la Giustizia e il cui Valore e/o segno di riconoscimento tra l’alveo delle attività umane è il Dovere.
La scelta di vivere con la Libertà (la conoscenza, la volontà, la memoria ragione, l’amore, l’emozione, il coraggio), al servizio ovvero con la coscienza di compiere il proprio Dovere, sarà epo cale.
Una svolta nella esistenza dei singoli individui e delle entità collettive. Alla Società, signoria degli egoismi, potrà sostituirsi la Società fondata sul Dovere.
Fondare sul valore del Dovere, un Soggetto, nella specie l’umano individuo, applicando il c.d. principio di non contrad dizione, vuol dire che l’agire morale quotidiano di detto individuo non potrà non essere conforme ed obbediente alla Sua essenza ed alla Sua natura.
Il Dovere della realizzazione della Natura Umana, ha un pro prio contenuto strutturale, diverso rispetto al concetto di Dovere patrimonio del comune sentire.
Esso non è puro o anonimo comando, ma è il risultato della organizzazione della Relazionalità in una prospettiva di supera mento e/o temperamento della Difettività insieme all’Altro da Sé.
Il Dovere di ogni Essere Umano, di ogni Istituzione, di ogni Ordinamento, così inteso, come organizzazione funzionale alla realizzazione della Natura Umana, è sistemazione, assetto, posi zione, ovvero Gerarchia per l’impiego e la destinazione delle energie umane, spirituali e fisiche secondo Competenza, ovvero in modo conforme e funzionale allo scopo fondamentale come sopra detto.
Il Dovere è il combinato disposto dei due valori che ne costituiscono il contenuto universale ed eterno: la Gerarchia e la Competenza.
Nella Società, nella vita dei singoli e/o dei gruppi, delle Isti tuzioni e/o degli Ordinamenti, come, purtroppo, effettivamente e prevalentemente avviene nella esperienza storica, se il principio gerarchico si applica senza tener conto del criterio della Competenza ovvero se la Competenza ovvero il principio del Merito si applica senza una organizzazione gerarchica del Sistema, si realizza il disordine, il conflitto, la crisi di ogni umano consorzio.
La logica, l’esperienza e la coscienza umana realizza il pro prio Dovere nella sintesi della Gerarchia e della Competenza che, più prosaicamente, ma non meno efficacemente, molti defini scono Meritocrazia.
Questa è la via del Diritto, per realizzare l’Ordine Giuridico autentica aspirazione e missione della Natura Umana.