ROMA – La Corte d’Appello di Roma ha pronunciato una sentenza attesa e complessa nel processo per i depistaggi successivi alla morte di Stefano Cucchi. Il colonnello Lorenzo Sabatino è stato condannato a un anno e tre mesi di reclusione, confermando la pronuncia di primo grado. Si tratta di un ulteriore passaggio in una lunga e dolorosa vicenda giudiziaria che, a oltre quindici anni dai fatti, continua a scuotere l’opinione pubblica.
Accanto a Sabatino, è stata confermata anche la condanna a due anni e sei mesi per l’ufficiale Luca De Cianni. Diversa la sorte per altri imputati: il generale Alessandro Casarsa e i militari Francesco Cavallo e Luciano Soligo sono stati dichiarati prescritti, per il decorso dei termini. In appello sono inoltre giunte le assoluzioni per Massimiliano Colombo Labriola e Tiziano Testarmata, inizialmente condannati a un anno e nove mesi. La pena di Francesco Di Sano è stata ridotta a dieci mesi.
La senatrice Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha parlato di “una giornata importante”, sottolineando come questa sentenza tocchi non solo la responsabilità individuale, ma anche le dinamiche della “scala gerarchica” che avrebbe ostacolato la verità.
L’avvocato Diego Perugini, parte civile, ha espresso soddisfazione per le conferme, ma anche amarezza per le prescrizioni. Ha ricordato il caso del maresciallo Nicola Minichini, definendolo vittima collaterale del sistema di insabbiamento.
Soddisfazione è arrivata anche dalla difesa degli assolti. L’avvocato Carlo Bonzano, legale del capitano Testarmata, ha ribadito come la sentenza restituisca dignità a chi è stato “vilipeso ingiustamente”.
Il procedimento rappresenta un crocevia simbolico per la giustizia italiana: dimostra le difficoltà di indagare condotte devianti all’interno delle istituzioni e rilancia la discussione sul nodo delle prescrizioni nei reati commessi da pubblici ufficiali.