Dopo sette anni di processo e l’assoluzione piena, Pacchioni prepara l’azione risarcitoria

Il procedimento penale si è chiuso con una formula che non lascia spazio a interpretazioni: “il fatto non sussiste”. Ma per Guido Pacchioni, assolto definitivamente nel luglio 2025, la vicenda giudiziaria non è ancora archiviata. Dopo sette anni di indagini, processi e misure cautelari, l’imprenditore si prepara ora a chiedere allo Stato un risarcimento che potrebbe arrivare a dieci milioni di euro.Lo conferma l’avvocato Vincenzo Martucci, che assiste Pacchioni e che ha reso noto come siano allo studio due iniziative distinte. La prima riguarda l’istanza per ingiusta detenzione, legata al periodo di arresti domiciliari subiti nel 2018. La seconda è un’azione per il risarcimento dei danni economici che, secondo la difesa, deriverebbero dalle esclusioni dalle gare pubbliche e dal conseguente ridimensionamento delle attività delle società coinvolte.La svolta decisiva è arrivata con la sentenza della Corte d’Appello di Firenze del 3 luglio 2025, che ha assolto Pacchioni ribaltando la condanna di primo grado del 2021, quando l’imprenditore era stato condannato a una pena complessiva superiore ai quattro anni. Con la decisione di appello sono stati revocati anche i sequestri patrimoniali, fino a due milioni di euro, disposti su immobili e quote societarie.Il giudizio di appello si inseriva in un percorso processuale complesso. Nell’aprile 2024, infatti, la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza di condanna, rimettendo gli atti ai giudici di secondo grado. Nel processo di rinvio, Pacchioni era assistito, oltre che da Martucci, anche dall’avvocato Duccio Campani.L’indagine aveva preso avvio nel 2018, a seguito di accertamenti della Guardia di Finanza sugli appalti per l’accoglienza dei migranti in provincia di Siena, con particolare riferimento alle procedure nei comuni di Sovicille e Monticiano. Secondo l’accusa, Pacchioni sarebbe stato il fulcro di un presunto “unico centro decisionale” che avrebbe collegato le società Cassiopea e Gabriella. Da qui sarebbero discese irregolarità nelle gare e condotte penalmente rilevanti. Le imputazioni contestate comprendevano turbativa d’asta, auto-riciclaggio e calunnia.Nel maggio 2018 l’imprenditore era stato sottoposto agli arresti domiciliari, misura che aveva segnato l’inizio di una lunga fase giudiziaria, accompagnata anche da provvedimenti patrimoniali. Oggi, con l’assoluzione definitiva, il focus si sposta sugli effetti di quel procedimento. La difesa ritiene che la perdita di opportunità e l’esclusione dalle gare abbiano prodotto un danno economico rilevante, che ora sarà oggetto di valutazione nelle sedi competenti. Una nuova fase che riporta il caso Pacchioni al centro della cronaca giudiziaria.

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