LECCE – Una frode sofisticata, architettata secondo l’accusa per drenare risorse pubbliche sfruttando i meccanismi dei bonus edilizi. È questo lo scenario che emerge dalle carte dell’inchiesta coordinata dalla sostituta procuratrice Simona Rizzo, culminata con la fissazione di un’udienza preliminare al 26 novembre davanti al giudice Marcello Rizzo.
Nel mirino ci sono nove imputati: Antonio Cappello, Francesco Carrozzo, Giovanni Cavalera, Vincenzo Di Summa, Stefano Lorusso, Riccardo Nestola, Cristian Pacella, Davide Sperti e Raffaele Sperti. Per quest’ultimo, non si tratta della prima comparsa in un’aula di giustizia: di recente è stato condannato in appello a otto anni per reati legati al traffico di stupefacenti.
L’impianto accusatorio ruota attorno all’utilizzo fraudolento dei crediti fiscali legati a lavori di ristrutturazione e riqualificazione energetica in realtà mai effettuati. I crediti, ceduti a Poste italiane, sarebbero stati ottenuti tramite dichiarazioni mendaci e un giro di fatture per operazioni inesistenti.
Secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza di Porto Cesareo, i proventi sarebbero stati successivamente trasferiti a società cartiere, alcune delle quali localizzate all’estero. In particolare, i flussi di denaro avrebbero raggiunto conti riconducibili a società cinesi, suggerendo una rete strutturata e ramificata.
Nel maggio 2024, il gip Angelo Zizzari aveva disposto il sequestro preventivo di beni per oltre 917mila euro. A novembre le indagini si sono concluse e, il mese scorso, la Procura ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio.
Gli imputati saranno difesi dagli avvocati Francesco Cazzato, Cosimo D’Agostino, Stefano Raganato, Francesca Conte, Arianna Lezzi, Giuseppe De Luca, Lorenzo Cantore e Romeo Russo. Parti offese nel procedimento sono il Ministero dell’Economia, l’Agenzia delle Entrate e Poste italiane, danneggiate – secondo l’accusa – da un collaudato schema di raggiro fiscale