Negli ultimi anni l’Italia ha perso la protezione di quel sistema internazionale basato su regole condivise, deterrenza dell’egemone e la ricerca della pace. Si sono così succeduti eventi che hanno segnato una netta frattura con il periodo post guerra fredda: pandemie, conflitti continentali, cyberattacchi intercontinentali, flussi migratori di proporzioni inedite.
In questo scenario, le organizzazioni internazionali faticano a incidere. Senza dubbio hanno beneficiato della fase in corso le grandi multinazionali, che hanno realizzato profitti straordinari grazie alla vendita di vaccini e armamenti, oltre che la speculazione finanziaria, accumulando trilioni di dollari.
La situazione in Italia
Una parte consistente dell’opinione pubblica italiana percepisce questo dominio come opprimente: le multinazionali fatturano miliardi nel nostro paese versando imposte irrisorie. Entro il 2035, come riportato dal Fatto Quotidiano lo scorso giugno, sarà necessario destinare il 5% del PIL alla spesa militare – più del doppio rispetto ad oggi. Nel contempo, gli investimenti in sanità, istruzione e ricerca diminuiranno in percentuale sul PIL. Eppure, come evidenziato dalla Fondazione GIMBE (settembre 2025) e dalla Rappresentanza Italiana presso l’UE (agosto 2025), questi settori generano ritorni economici superiori e benefici diretti per i cittadini.
Secondo uno studio dell’Università Cattolica (gennaio 2026), dagli anni Novanta in Italia non crescono i salari se si considera l’inflazione. I giovani sono costretti a emigrare verso il Nord o all’estero. E la risposta alla crisi della sicurezza, è limitata al dispiegamento dei mezzi militari nelle stazioni ferroviarie.
La possibile svolta
Stando alle cronache recenti, questo sentimento di insofferenza verso i vincoli esterni coincide con i programmi di Democrazia Sovrana Popolare e del Futuro Nazionale. C’è inoltre il desiderio di recuperare un’identità nazionale forte, senza espellere gli stranieri regolarmente occupati ma evitando di concedere la cittadinanza come mera formalità burocratica.
Una crescente fetta di elettorato chiede che il Futuro Nazionale dimostri di non essere un movimento personalistico, ma di voler davvero realizzare i valori espressi nel proprio manifesto.
L’elettorato di riferimento vede in loro figure autenticamente alternative ai tradizionali giochi di potere. Determinati, capaci di interpretare gli umori collettivi e di guidare il consenso.
Unire le forze
Nessuna grande impresa politica si costruisce però attorno a una sola figura. Nell’antica Roma, Marco Vipsanio Agrippa vinceva battaglie decisive e realizzava infrastrutture fondamentali, mentre Ottaviano Augusto consolidava il potere istituzionale.
Serve però un ampliamento. Entrambi i leader necessitano di personalità e idee nuove nelle rispettive squadre.
Nello stesso modo Rizzo e Vannacci dovranno individuare e riconoscersi in funzioni differenti per raggiungere uno scopo comune . Così Rizzo dovrà effettivamente superare la dicotomia destra-sinistra, benché per lui rappresenti un ostacolo considerevole. Vannacci è riconosciuto come uomo di destra, ma se il politico torinese vuole essere coerente con il proprio slogan deve accogliere persone con trascorsi politici diversi e considerare Vannacci un alleato prezioso.
Per Vannacci, l’alleanza con Rizzo rappresenterebbe l’occasione per mostrare la capacità di costruire coalizioni solide con un politico esperto che condivide autenticamente le sue idee. I suoi sostenitori sottolineano che con Democrazia Sovrana Popolare esistono molte più affinità di quante ce ne siano mai state con la Lega. In questo modo potrebbe confermare ciò che molti dei suoi elettori già intuiscono: pur essendo di destra, il generale si colloca oltre le logiche tradizionali del sistema partitico.
Restano tuttavia nodi programmatici significativi da sciogliere indefinita appare la visione di classe di Vannacci. Non è chiaro se propenda per una lettura che contrappone borghesia produttiva e classe lavoratrice alle élite industriali italiane, oppure se prevalga una prospettiva esclusivamente nazionalista, dove il conflitto si gioca su base identitaria più che economica. Rizzo, dal canto suo, ha sempre rivendicato una netta impostazione classista. Questi punti richiederanno mediazioni complesse, ammesso che entrambi siano disposti a farle.
Leadership
Un osservatore esterno potrebbe affermare che per raggiungere obiettivi ambiziosi serve un gruppo unito da valori e spirito comuni, capace di coordinare le forze e accettare sacrifici. Se l’alleanza riuscisse a fondarsi su obiettivi condivisi e una leadership capace di coordinare capacità diverse, potrebbero intercettare una parte significativa dell’elettorato oggi priva di rappresentanza. In caso contrario, resteranno esperienze parallele destinate a competere per lo stesso spazio.