Tragedia del Mottarone, ‘questo è il valore della vita?’: familiari e difese dopo il proscioglimento dei dirigenti Leitner

“Questo è il valore che danno alla vita delle persone”. Le parole di Vincenza Minutella, madre di Silvia Malnati, riaffiorano all’uscita dall’aula che ha visto il Gup Gianni Macchioni chiudere l’abbreviato sulla tragedia del Mottarone, che ha la perdita di 14 vite umane, con tre patteggiamenti e due proscioglimenti: Luigi Nerini a 3 anni e 10 mesi, Enrico Perocchio a 4 anni e 11 mesi, Gabriele Tadini a 4 anni e 5 mesi; non luogo a procedere per Martin Leitner e Peter Rabanser su richiesta della pm Laura Carrera.

Sul banco delle difese, una presa di posizione netta: l’avv. Federico Cecconi, legale di Martin Leitner, parla di riconoscimento dell’“estraneità” del suo assistito da parte della Procura, sottolineando l’“onestà intellettuale” dell’accusa e rinunciando a qualsiasi linguaggio di “soddisfazione” di fronte a una tragedia “non descrivibile”. Per Peter Rabanser, il nome del difensore non è riportato nei materiali a disposizione. L’avv. Andrea Da Prato, per Perocchio, evidenzia che la pena, pur “severa”, evita il ritorno in carcere.

La verità tecnica resta un monolite: rottura della fune traente all’attacco a testa fusa e inibizione dolosa dei sistemi di frenata d’emergenza (i “forchettoni” che neutralizzano il freno sulla portante). Una combinazione che ha impedito l’arresto della cabina n. 3, mentre la gemella si fermava correttamente. La Procura, anche per valutazioni di economia processuale richiamate dal procuratore Alessandro Pepe, ha preferito il patteggiamento al dibattimento. Sul piano civile, il 26 febbraio 2024 il Tribunale di Verbania ha riconosciuto 3 milioni di euro a Eitan Biran, unico sopravvissuto, con accordo tra i suoi legali, Leitner e Ferrovie del Mottarone.

Resta il tema della memoria e della prevenzione: l’uso pubblico dei video dell’incidente, le aspettative dei familiari, la necessità – ribadita dalla vicenda – di sistemi di gestione della sicurezza che funzionino quando tutto il resto fallisce.

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