Terrorismo internazionale, la Corte d’Assise condanna Yaeesh e assolve gli altri due imputati

Si chiude con una condanna e due assoluzioni il processo celebrato davanti alla Corte d’Assise de L’Aquila nei confronti di tre cittadini palestinesi accusati di terrorismo internazionale. La sentenza, pronunciata nel pomeriggio di ieri, ha inflitto ad Anan Yaeesh una pena di cinque anni e sei mesi di reclusione, assolvendo invece Ali Irar e Mansour Doghmosh per insufficienza di prove.La decisione arriva al termine di un procedimento complesso, nel quale la pubblica accusa aveva sostenuto l’esistenza di un’associazione con finalità di terrorismo, contestando agli imputati il sostegno a gruppi armati palestinesi e la presunta pianificazione di un’azione contro un insediamento israeliano in Cisgiordania. Una ricostruzione che, secondo la difesa, non ha mai trovato riscontri concreti nel corso dell’istruttoria.Per Yaeesh, militante politico della resistenza palestinese, la condanna è risultata sensibilmente inferiore rispetto alla richiesta avanzata in aula, pari a dodici anni di carcere. Resta tuttavia il peso del reato riconosciuto, quello di associazione con finalità di terrorismo o eversione dell’ordine democratico, una qualificazione giuridica che, secondo la difesa, si pone in frizione con i principi del diritto internazionale umanitario.Il processo si è infatti concentrato su un nodo centrale: la distinzione tra azioni di resistenza armata contro obiettivi militari e atti di terrorismo diretti contro civili. L’area oggetto delle presunte progettualità, l’insediamento di Avney Hefetz, è stata descritta in aula come una realtà con caratteristiche ibride, difficilmente assimilabili a un centro abitato civile in senso stretto.Diversa la posizione degli altri due imputati. L’assoluzione di Irar e Doghmosh, pronunciata perché la prova non è risultata sufficiente, ha lasciato aperti interrogativi sulla solidità dell’impianto accusatorio complessivo. Secondo l’avvocato Rossi Albertini, coinvolgere anche due soggetti estranei ai fatti sarebbe stato funzionale esclusivamente alla contestazione del reato associativo. Una tesi rafforzata dal fatto che, già in fase cautelare, la Cassazione aveva annullato le misure restrittive disposte nei loro confronti.Il procedimento non si chiude qui. Le difese hanno annunciato il ricorso in appello contro la condanna di Yaeesh, ritenuta infondata, mentre la procura potrebbe impugnare sia la misura della pena sia le assoluzioni. Le motivazioni della sentenza, attese entro novanta giorni, saranno decisive per comprendere il perimetro giuridico entro cui la Corte ha ricondotto la vicenda.

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