MONTERUBBIANO – Si è aperto davanti al tribunale di Fermo il processo a carico di tre persone, di età compresa tra i 27 e i 41 anni, tutte residenti a Napoli e nei comuni limitrofi, accusate di aver messo a segno una truffa ai danni di una coppia di anziani ultraottantenni di Monterubbiano. I fatti risalgono all’autunno del 2022 e rientrano nel noto schema del cosiddetto “figlio in difficoltà”, una modalità fraudolenta che continua a colpire soprattutto le fasce più fragili della popolazione.Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i tre avrebbero agito in concorso, con una strategia articolata e graduale. In una prima fase, uno degli imputati avrebbe contattato telefonicamente l’anziano marito, fingendosi un dipendente di Poste Italiane e parlando di presunte raccomandate in giacenza da ritirare. Un contatto che, secondo l’accusa, sarebbe servito a sondare il terreno e a raccogliere informazioni utili sulla famiglia.In un secondo momento, uno dei tre si sarebbe presentato direttamente a casa della coppia, qualificandosi come un amico del figlio dei coniugi, del quale conosceva il nome. Un dettaglio che ha contribuito a rendere credibile il racconto e a superare le iniziali resistenze delle vittime. L’uomo avrebbe spiegato che il figlio si trovava in gravi difficoltà e che occorreva raccogliere con urgenza denaro o oggetti di valore per “sistemare la situazione”.A rafforzare la messinscena sarebbe poi intervenuta una telefonata di un complice, che si sarebbe finto proprio il figlio della coppia. La madre, pur manifestando dubbi per una voce che non riconosceva, sarebbe stata rassicurata con la scusa di un forte raffreddore. Convinta dall’insistenza e dalla pressione emotiva, la donna avrebbe consegnato gioielli – anelli, collane e bracciali – per un valore stimato in circa 6.000 euro, oltre a 200 euro in contanti.Solo dopo la fuga dei truffatori, contattando il vero figlio, gli anziani avrebbero compreso di essere stati raggirati. Le indagini della polizia, condotte attraverso l’analisi dei tabulati telefonici e delle immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona, hanno consentito di risalire ai presunti responsabili, uno dei quali risulta recidivo. Due imputati sono difesi dall’avvocato Giacomo Galeota.Il procedimento è ora entrato nella fase dibattimentale. L’udienza è fissata davanti alla giudice Pilotti.
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