La CGIL e il Comitato per il No hanno riunito al Teatro Palladium magistrati, avvocati, politici e rappresentanti della società civile per discutere del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere nella magistratura.
Il Teatro Palladium di Roma era gremito. La tensione si sente — Vittoria Battilemani rappresentate dei Comitato per il No lo dice subito: «Siamo in una fase storica di disillusione, ma è importante provarci anche quando le sorti del paese sembrano già scritte». Sul palco sale Luca Telese, che smonta il clima con una frecciata: «Bisogna dirlo agli amici del Foglio che ci sono dei posti vuoti sulle corde». Risate in sala.
Per oltre due ore magistrati, avvocati, il sindaco di Roma e il segretario della CGIL si sono alternati sul palco nella serata organizzata dal Comitato per il No. Tema centrale: la riforma costituzionale voluta dal governo Meloni che, come ormai è conclamato, modificherebbe sette articoli della Costituzione, introducendo la separazione delle carriere nella magistratura, un nuovo meccanismo di sorteggio per il CSM e la creazione di un’Alta Corte Disciplinare.
Chi controlla il potere
Il filo conduttore degli interventi tecnici è stato uno solo: la questione del controllo. Benedetta Tobagi l’ha formulato in apertura con nettezza: «Il tema non è chi ha detto di votare No. Il tema è chi controlla la magistratura. Non esiste un potere senza controllo». Silvia Albano,Magistrato componente della corrente Magistratura Democratica, ha allargato il ragionamento sul sorteggio: «I sorteggiati non rispondono a nessuno. Con l’elezione hai interesse a scegliere il migliore. Le cadute etiche si combattono con più trasparenza, non con il caso». Entrambe hanno indicato nel nuovo organo disciplinare il punto più critico della riforma: potrebbe essere più influenti gli eletti laici, estratti da liste politiche.
Su questo Roberto Gualtieri ha identificato quello che ha chiamato l’inganno strutturale: «Nella riforma ci sono due sorteggi uno tra tutti i magistrati, e il secondo tra una lista ristretta selezionata dalla politica, è chiaro che una parte sia favorita». Il sindaco ha poi smontato l’argomento della separazione delle carriere — presentata dal governo come la novità principale — ricordando che la separazione delle funzioni esiste già: «Solo l’uno per cento dei magistrati cambiava ruolo. Quello che si vuole introdurre è una magistratura sul modello americano: forte con i deboli e debole con i forti».
Giustizia concreta, mafia e diritti
La serata ha trovato il suo momento più concreto con Francesca Rispoli, presidente di Libera, che ha spostato il discorso dall’astratto al reale: ha ricordato che Giancarlo Caselli, dopo aver portato Andreotti a processo sette volte, non poté diventare procuratore generale antimafia. «Non è una presa di posizione politica — ha detto — è un allarme istituzionale». Ha poi consegnato alla sala il dato più pesante della serata: «L’ottantacinque per cento delle vittime di mafia non ha ancora una verità storica e processuale. Non abbiamo bisogno di riformare la magistratura: abbiamo bisogno di investire nella giustizia».
Ha trovato spazio anche la voce degli studenti, con l’intervento di Bianca Piergentili, rappresentante del Comitato degli Studenti per il No, che ha collegato la riforma al futuro della sua generazione: «Noi siamo la generazione più specializzata della storia d’Italia, ma noi siamo costretti ad andarsene. Conosciamo bene le ingiustizie e per questo voteremo No. Meloni, Nordio, state tranquilli, fate bene ad avere paura!».
Nel corso della serata è stata citata più volte anche la storia di una giovane lavoratrice licenziata per essersi iscritta alla FIOM: esempio concreto, secondo i relatori, del nesso diretto tra indipendenza della magistratura e tutela dei diritti sul lavoro.
La risposta al Sì
Uno dei primi ad intervenire anche se informalmente è stato, Amedeo Ciaccheri, presidente del Municipio VIII, lui brevemente ha tracciato un parallelo tra il tentativo di ribattezzare questo quartiere – ndr la Garbatella – Borgata Corcordia nel 1920 alle tendenze assoggettatrici dell’esecutivo attuale dicendo che “qui siamo No Kings dal 1920″.
Silvia Albano ha tracciato una linea diretta con il passato: «Nel 1971 Almirante propose il sorteggio per il CSM con le stesse parole usate oggi. Oggi sento che le associazioni di magistrati vanno sciolte. Sappiamo da che parte stare». Albano ha spiegato che la destra presenta l’associazionismo giudiziario come un cancro, ma è l’Associazione Nazionale Magistrati che si è sciolta pur di non giurare fedeltà al Partito Nazionale Fascista, e poi riformatasi ha applicato i principi della Costituzione dentro le procure e le aule dei tribunali dal dopoguerra a oggi.
L’intervento conclusivo di Maurizio Landini ha chiuso la serata raccontando di aver visto in viaggio un video della Premier Meloni: «Prima attacca i magistrati, poi dice che la sinistra ha vinto grazie alla giustizia, poi afferma che questa è una riforma attesa da ottanta anni». Pausa. «Ho pensato: cosa compie ottanta anni? La Costituzione» Il segretario si chiede retoricamente se secondo la Meloni questa riforma segua i principi costituzionali. Come risposta, racchiude il pensiero della CGIL in un concetto semplice: la Costituzione non va riformata, va applicata.Accolto dall’applauso della sala.
Inoltre Landini ha allargato lo sguardo al contesto internazionale: Trump ha già sormontato l’ordine costituito nato dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, e secondo il segretario CGIL Giorgia Meloni, sua alleata, starebbe percorrendo la stessa strada in Italia — scardinando la Costituzione, quindi anche questa è una lotta dei deboli contro i forti. A congedare la serata, Telese ha rivolto al ministro Nordio una citazione umoristica di Ennio Flaiano: «Coraggio, il meglio è passato»
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