Finti carabinieri e falsi avvocati: due imputati a processo per truffe agli anziani nel Brindisino

Quattro episodi distinti, quattro donne anziane raggirate e un copione sempre diverso, ma con un unico obiettivo: sottrarre denaro e gioielli facendo leva sulla paura e sugli affetti familiari. È questo il quadro emerso nell’udienza predibattimentale celebrata mercoledì 14 gennaio 2026, al termine della quale due uomini sono stati rinviati a giudizio per una serie di truffe aggravate consumate nel Brindisino tra febbraio e giugno del 2022.Il processo si celebrerà davanti al Tribunale di Brindisi in composizione monocratica, con la giudice Raffaella Lopane, e prenderà il via il prossimo 26 febbraio. A essere chiamati a rispondere delle accuse sono Filippo Dotto, 49enne di Napoli, e Vincenzo Oliva, 41enne, anch’egli partenopeo. Per entrambi l’imputazione riguarda due episodi ciascuno, ricostruiti grazie alle indagini dei carabinieri.La decisione di rinvio a giudizio è stata adottata dal giudice Adriano Zullo, su richiesta della Procura di Brindisi. Le indagini, secondo quanto emerso, furono coordinate dall’allora procuratore aggiunto Antonio Negro, oggi procuratore facente funzione. Il procedimento ha visto anche l’ammissione di due parti civili, rappresentate dall’avvocato Gabriele Nobile, in favore di due anziane di San Vito dei Normanni, che all’epoca dei fatti avevano già superato i novant’anni.Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero messo in atto una serie di raggiri ben studiati, impersonando di volta in volta finti carabinieri, sedicenti avvocati o presunti funzionari bancari. Nella maggior parte dei casi, la truffa iniziava con una telefonata al numero fisso delle vittime, alle quali veniva prospettata una situazione di emergenza: figli o nipoti coinvolti in incidenti stradali, arresti imminenti o problemi giudiziari risolvibili solo con il pagamento immediato di somme di denaro.Dopo il contatto telefonico, uno degli imputati – secondo l’impianto accusatorio – si sarebbe recato di persona presso l’abitazione delle anziane per ritirare contanti o monili. In un episodio, invece, non ci sarebbe stata alcuna telefonata preventiva, mentre in un altro le vittime avrebbero persino ascoltato una voce femminile, ritenuta quella della figlia, che chiedeva aiuto.I bottini, variabili da qualche centinaio a diverse migliaia di euro, sarebbero stati ottenuti sfruttando lo stato di fragilità e l’età avanzata delle donne. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Raffaele Ciccaglione e Tiziana De Masi. Sarà ora il dibattimento a stabilire eventuali responsabilità penali.

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