Quella che si è chiamata catarsi mediante il Diritto, non ha la forma di un miracolo, non è frutto di una improvvisa trasfor mazione e/o istantanea trasfigurazione, ma rappresenta l’esito di un percorso strutturato della prassi, e, quindi, di un percorso giuridico riequilibratore e/o sanzionatorio.
Per realizzare detta catarsi il percorso dell’Avvocato, così come quello di altri Operatori, può identificarsi con la sempiterna ricerca del sacro Graal: il calice della Verità, il contenitore del Verbo Divino, tuttora avvolto nel più sacro dei misteri.
E di questa instancabile ricerca dello Spirito Divino tra le ordinarie ed anche ignobili vicende trattate, si illumina la fatica di ogni Giurista.
Nello scrutare le cose terrene e le anime dei protagonisti delle controversie, con coraggio e senza paura, paladini dell’equo e del vero, pervasi dallo spirito di indipendenza, pronti “a lottare contro le esigenze dei potenti contro le correnti infuriate del volgo, contro i propri interessi personali”.
Gli Operatori del Diritto e in questa particolare attività, soprattutto gli Avvocati come i cavalieri arturiani, devono essere instancabili cercatori della scintilla della perfezione dello Spirito.
È l’anima, l’alito del divino, negletto e/o respinto o seppellito nei meandri del cuore, a causa della miseria e/o della malvagità propria e/o altrui, che il Diritto disvela grazie alla sapienza, al compimento del Dovere di chi pone la legge, di chi difende i protagonisti, di chi dispone e applica il riequilibrio dell’Ordine Giuridico, messo a dura prova dal quotidiano agire umano.
Luigi Sanguineti jr, nella prefazione della mia prima pub blicazione, al fine di chiarire un possibile equivoco, dichiarava che non era Sua intenzione, riesumare il “diritto naturale”, con contenuti, solo apparentemente universali, “cavallo di Troia usati da menti sovversive per giustificare la disobbedienza a leggi”. Secondo Sanguineti, amico, Collega, maestro insostituibile delle vie pratiche del diritto, autore di pagine fondamentali, per i giovani che si avventurano alla pratica forense, bisogna andare alla ricerca non del diritto naturale, ma del diritto divino.
Secondo Sanguineti, per portare a buon fine tale compito occorre ricercare la verità, fare atto di sottomissione alla verità, alla essenza del Diritto.
La conoscenza delle cose del mondo non è frutto delle sole facoltà intellettuali e logiche, come si ostina a credere l’”Uomo Moderno”“ma è un dono dall’alto, concessoci, a patto che noi ce ne rendiamo degni”.
“Così come quelli che vogliono ricordare qualcosa devono creare le condizioni psicologiche (fare il vuoto mentale) perché il ricordo riaffiori, così quelli che vogliono conoscere il diritto debbono purificare la loro personalità e il loro, carattere, appun to con il culto e l’osservanza della verità e aspettare che il cielo ci illumini..”.
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Giuseppe Mazzini, nei “Doveri dell’uomo” ci conduce per la stessa via.
“Voi avete vita, dunque avete una legge di vita. Non c’è vita senza legge. …Dio v’ha dato la vita; Dio v’ha dato la legge…, La Legge di Dio è l’unica che va osservata “ed in essa risiede il fondamento della Morale”.
Mazzini indicava nell’intelletto dell’umanità, la fonte della legge divina, il luogo da scrutinare, in un processo dinamico di acquisizione, in progress, delle conoscenze universali al servizio delle esigenze del genere umano, per legiferare secondo giustizia.
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Marco Tullio Cicerone, oltre 1800 anni prima di Mazzini, rivendicava alla sapienza romana l’homo probus, il cuique suum tribuere, il neminem laedere e l’inattualissimo concetto che solo l’onestà rende felici è solo ciò che è onesto è piacevole.
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Secondo Francesco Carnelutti, uno dei pilastri dell’Avvoca tura Nazionale, il diritto è una combinazione di forza e di giusti zia, perciò nel suo blasone si trova la bilancia accanto alla spada.
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La giustizia legale, “elemento decisivo o essenziale del dirit to”, secondo Sergio Cotta, “non si identifica più con una legalità meramente formale, ma consegue e corrisponde all’intrinseca necessità logica di essere giusta”, “di rispettare l’egoità”,”di rappresentare una delle più rilevanti espressioni della relazio nalità coesistenziale, che è propria della struttura ontologica dell’uomo”.