Il senso di appartenenza e l’Ordine Giuridico

La ricerca della fedeltà alla Natura del Diritto ovvero alla essenza, alla funzione oggettiva di ogni esperienza giuridica, è la prima e fondamentale regola che va osservata dall’Operatore del Diritto (Legislatore, Magistrato, Avvocato, Pubblico Ufficiale, Pubblica Accusa).  

L’Operatore deve essere “vero”, deve cioè rappresentare il Diritto quale esso è per la sua intrinseca Natura e/o Funzione.  Ben può dirsi, quindi, che la missione del Giurista è quella di assicurare, all’interno dei concreti Ordinamenti, ove opera profes sionalmente, la Naturalità del Diritto positivo. Essa consiste nella conformità del Diritto vigente alla Giustizia: posizione di merito, equilibrio, reciprocità, universalità, riconoscibilità della strut turazione delle relazioni tra le azioni umane, sicurezza, durata, coordinamento e pace tra pari.  

In altre parole, per sintesi: l’Operatore del Diritto per agire giuridicamente, per porre regole, per svolgere la propria profes sione, deve porsi delle regole che lo obblighino ad assicurare la presenza della Giustizia nel diritto vivente, la fedeltà alla propria natura/funzione, il valore morale della propria azione giuridica. Queste regole, dal così particolare ed insostituibile contenuto, sono le c.d. regole deontologiche e la Deontologia è la branca del diritto che le studia, le ricerca, le posiziona nel sistema dell’Ordinamento. 

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La violazione delle Norme deontologiche, proprio per il carattere pubblico dell’agire giuridico, richiede una Sanzione 

pubblica, elemento costitutivo dell’Ordine Giuridico, garanzia della sua permanenza e/o del suo ritorno.  

Anche nel caso di violazione di norme deontologiche, da sempre ed ovunque, gli Ordinamenti positivi consentono il riequilibrio delle relazioni infraordinamentali, mediante l’appli cazione della sanzione al difuori di ogni logica di vendetta e/o esemplare gestualità.  

La Sanzione, infatti, è, nello stesso tempo. elemento costitutivo del sistema e criterio di riconoscimento di giuridicità della punizione, allorquando si caratterizza quale misura, proporzione, esito di un rituale procedimento in contraddittorio. 

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Come in ogni altra branca del Diritto, anche nella deontologia possiamo rilevare dalla esperienza, la seguente dinamica; pro duzione della norma – svolgimento dell’attività con rilevanza giu ridica – possibilità di obbedienza e/o la sua violazione – conseguente alternativa tra continuare ad agire secondo la Verità dell’attività giuridica e/o impedire e/o attenuare l’illecito instaurando il mec canismo sanzionatorio. 

Questo complesso meccanismo, questa Dinamica, come ogni altra branca del Diritto, richiede lo strutturarsi di un sistema di relazioni tra azioni, con lo scopo di regolare, nel caso di specie, l’attività deontologica dei componenti dell’Ordinamento ovvero delle varie tipologie degli Operatori del Diritto.  

Il risultato non può non essere che la strutturazione di un SubOrdinamento, che, chiameremo “Deontologico” (“sub”, poi ché “interno” rispetto all’Ordinamento /Stato Tribù, Clan, Chiesa) ove operano i singoli Legislatori, i singoli Giudici, i singoli Av vocati, etc. Il SubOrdinamento deontologico, rispetto agli altri Sub Ordinamenti dei singoli sistemi (civile, penale, rituale civile, rituale penale, etc.) operanti all’interno di un concreto Ordinamento, ha una particolarità strutturale che lo differenzia e nello stesso tempo lo innalza per l’alto valore morale, per il differente grado di obbedienza alla forma dell’azione, per il senso del Dovere che lo informa.  

Questa differenza di tensione morale per ogni singolo Opera tore del Diritto è data dalla misura della coscienza della ob bligatorietà dell’obbedienza al Subordinamento ovvero da quello che si può definire senso di appartenenza.  

L’iscritto all’ Albo professionale degli avvocati, così come un qualsivoglia componente dell’Ordine Magistratuale o Notarile, appartiene al propio Subordinamento deontologico. Ciò non solo come conseguenza diretta della sua presenza ed attività profes sionale nel territorio dove esercita la Sovranità un determinato Ordinamento giuridico, ma anche per una scelta di vita ovvero all’esito di un percorso scolastico/professionale, di un cursus honorum strutturato con determinate modalità, ritenute idonee a selezionare l’ingresso e la permanenza dei singoli componenti del SubOrdinamento deontologico.  

La base strutturale del SubOrdinamento deontologico, per tutto quanto sopra osservato è, dunque, l’indipendenza. Valore fondamentale comune a tutti gli Operatori del Diritto. Senza l’indipendenza sarebbe impossibile, nella dinamica con creta degli Ordinamenti, voler riaffermare e tutelare la Verità del Diritto.  

Senza l’indipendenza dei Giudici o dei Legislatori o degli Avvocati in un qualsivoglia Ordinamento Giuridico, come prova le storia e l’esperienza umana, il Diritto finisce asservito ai pre giudizi e/o alle convinzioni delle ideologie dominanti nume ricamente e/o finanziariamente, e/o ai particolari interessi e/o pregiudizi di razze e/o organizzazioni più o meno religiose.  

Allora, addio Giustizia; addio Naturalità del Diritto. 

La norma giuridica si trasforma in puro comando delle èlite tecniche, priva del suo contenuto esistenziale e della sua finalità strutturale.  

Il ritorno alla Legge giusta ed imparziale, nella sua emana zione, interpretazione ed applicazione, è possibile grazie all’azio ne del Sub-Ordinamento deontologico. Tale ritorno avverrà se l’agire indipendente dei Singoli Operatori del Diritto nella Società civile (generale agglomerato di gruppi, Istituzioni ed Ordina menti) prevarrà sull’operato asservito e corrotto di altri Operatori, melius, degli Usurpatori dell’esperienza giuridica, infedeli alla propria missione.  

Gli Operatori del Diritto, volontari componenti del SubOrdina mento deontologico, per compiere quotidianamente la propria missione, garantire la fedeltà del Diritto vivente alla Natura ed al Valore del Diritto, devono avere coscienza e risvegliare il proprio senso di appartenenza: la passione, l’emozione, l’estasi di servire la Giustizia e di contribuire ad individuare e separare il giusto dall’ingiusto. 

 Il senso di appartenenza, è tensione morale, è consapevolezza di partecipare alla vita del Diritto (con l’approvazione di una legge, con una sentenza, con una comparsa, con un’arringa) che trova la sua compiutezza, nell’attività professionale conforme alla deontologia ovvero nella dinamica deontologica.  

Essa ci suggerisce quel particolare richiamo al recupero del l’autentico significato del Diritto e di tutela del valore dell’indi pendenza.  

L’Operatore del Diritto, nel quadro di un processo di reazione, dovrà coinvolgere gli Operatori delle altre attività morali (politica, economia, religione, etc.) e così potrà contribuire ad istaurare la società dei Valori, in luogo dell’attuale società civile da troppo tempo, ormai, mero luogo di Signoria degli egoismi umani.  

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