Nel processo sui presunti favori edilizi legati all’area ex Tiberghien di Verona, l’architetto Giancarlo Franchini, 67 anni, è stato assolto dall’accusa di traffico di influenze perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”. A pronunciare la decisione è stata la giudice Giulia Zecchinon, che ha applicato la legge 114 del 2024, frutto della riforma voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, ritenendo che la fattispecie contestata sia stata in parte abolita dal legislatore.L’inchiesta nasce dall’esposto depositato il 20 marzo 2017 dall’imprenditore Alessandro Arcamone presso la Guardia di finanza. L’indagine, coordinata dalla pm Maria Beatrice Zanotti, riguardava un presunto sistema di richieste di denaro finalizzato a ottenere una variante urbanistica e la rimozione del vincolo di archeologia industriale sull’area di Borgo Venezia, acquistata da Arcamone per costruire un complesso residenziale. Secondo l’accusa, Franchini si sarebbe fatto promettere 75 mila euro come compenso per la propria mediazione verso pubblici ufficiali. Una somma che, secondo i giudici, non è mai stata materialmente versata.In un primo momento l’inchiesta aveva coinvolto anche l’ex assessore comunale Vito Giacino e la moglie Alessandra Lodi per concussione. L’udienza preliminare del 17 maggio 2018 si concluse però con un non luogo a procedere per tutti. La gip Livia Magri, pur escludendo la concussione, dispose l’invio degli atti alla procura per valutare la sussistenza del reato di millantato credito, poi riqualificato in traffico di influenze, contestato al solo Franchini.Nel corso del dibattimento è emerso che già nel 2008 Arcamone aveva cercato di ottenere in Comune il via libera al progetto sull’ex Tiberghien. Uscendo dall’ufficio dell’assessore, incontrò l’ingegnere Luciano Barana, che lo mise in guardia: per sbloccare la pratica sarebbe stato necessario “tirare fuori qualcosa”, passando per l’avvocata Lodi o per Franchini. Dopo alcuni incontri con Lodi, che avrebbe chiesto 50 mila euro, l’imprenditore rifiutò e si rivolse all’architetto, avviando una trattativa durata anni.La giudice Zecchinon ha sottolineato che nei colloqui tra i due Franchini non avrebbe mai smentito le affermazioni di Arcamone sulle presunte tangenti, circostanza che ha contribuito a delineare il quadro indiziario. A rafforzarlo, anche l’esito del processo civile, in cui un consulente tecnico aveva stimato in appena 2.990 euro il compenso dovuto all’architetto, a fronte dei 98.155 euro richiesti.Nonostante ciò, l’entrata in vigore della riforma Nordio ha mutato il quadro giuridico. “La legge ha dato luogo a un’ulteriore parziale abolizione del reato”, ha scritto la giudice, imponendo l’assoluzione. La difesa di Franchini, affidata agli avvocati Alessandro Avanzi e Marco Panato, aveva inoltre messo in discussione il ritardo con cui Arcamone aveva denunciato i fatti, una scelta ritenuta comprensibile dal tribunale alla luce degli interessi economici in gioco.
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