Si è concluso con una raffica di assoluzioni il processo “Cara accoglienza”, che aveva portato alla sbarra il sindaco di Varapodio Orlando Fazzolari e altri cinque imputati per la gestione del centro migranti allestito nell’agriturismo “Villa Cristina”. Un procedimento nato nel 2020, quando la Procura di Palmi aveva ipotizzato un sistema di illeciti nella gestione dell’accoglienza tra il 2016 e il 2018.
Fazzolari, allora esponente di Fratelli d’Italia e oggi in Noi Moderati, era accusato di avere pilotato affidamenti e forniture verso soggetti a lui vicini, senza gare e senza autorizzazioni, attestando falsamente l’assenza di conflitti di interesse. Le imputazioni comprendevano truffa, peculato, abuso d’ufficio, frode, corruzione e falso ideologico.
Il Tribunale di Palmi ha però ritenuto che quelle accuse non abbiano retto alla prova del dibattimento. Per i reati più gravi, come abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture e corruzione, è stata pronunciata una assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste”. Anche l’accusa di falso ideologico è caduta, sia pure con la formula della particolare tenuità del fatto.
Assolti anche gli altri imputati. I commercianti Carlo Cirillo ed Ernesto Cruciani, accusati di aver beneficiato di forniture irregolari, sono stati completamente scagionati. I funzionari della Prefettura Pasquale Modafferi e Salvatore Del Giglio, imputati per la redazione di un verbale ispettivo ritenuto mendace, sono stati assolti per insussistenza del fatto.
Per la cooperativa Itaca, attraverso la sua titolare Maria Giovanna Ursida, il Tribunale ha escluso le accuse di truffa, corruzione e falso. L’unico addebito residuo, inizialmente qualificato come peculato, è stato trasformato in appropriazione indebita ed è stato dichiarato estinto per prescrizione.
L’indagine dei carabinieri aveva delineato una gestione definita “poco trasparente”, basata su affidamenti diretti e su rapporti personali tra amministratori e fornitori. Una ricostruzione che aveva avuto anche conseguenze politiche, con l’inserimento di Fazzolari tra gli “impresentabili” della Commissione antimafia.
La sentenza del Tribunale di Palmi chiude ora definitivamente quel capitolo sul piano giudiziario, in attesa delle motivazioni che dovranno chiarire perché l’impianto accusatorio non ha superato il vaglio del dibattimento. Un epilogo che ridimensiona drasticamente uno dei casi più discussi legati alla gestione dell’accoglienza dei migranti nel territorio reggino.
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