Livorno, nove anni per un verdetto: assolto il maresciallo Dati, crollano le accuse

Il maresciallo maggiore Federico Dati, già comandante del Nil (Nucleo Ispettorato del Lavoro) di Livorno, è stato assolto definitivamente dalla Corte d’appello di Firenze dopo una vicenda giudiziaria durata quasi nove anni. Le accuse — tentata concussione ai danni di una ragioniera e violenza sessuale su un’operatrice di un centro massaggi — avevano portato all’arresto domiciliare nel 2017 e alla sospensione dal servizio con metà stipendio.Dati parla oggi di un «incubo», una definizione che, alla luce delle circostanze, non appare eccessiva. L’ex militare racconta come le imputazioni abbiano inciso sulla sua salute e sulla sua vita lavorativa: «Andavo a letto con un incubo e mi svegliavo con lo stesso incubo. È stato devastante». Oltre alla vicinanza della famiglia, Dati sottolinea il ruolo dei suoi difensori, gli avvocati Igor Leonardis e Antonio Cariello, che hanno seguito la complessa istruttoria fin dall’inizio.Il processo di primo grado, nonostante la richiesta del pubblico ministero di condannarlo a sei anni di reclusione, si era concluso con l’assoluzione. Alcuni reati, come il falso, erano già stati dichiarati prescritti. La procura aveva presentato ricorso, ma anche la Corte d’appello ha confermato l’innocenza dell’imputato.La motivazione della sentenza, firmata dai giudici Francesco Bagnai, Silvia Mugnaini e Massimo Donnarumma, è particolarmente severa nei confronti del quadro accusatorio. Le dichiarazioni delle presunte persone offese sono definite «poco persuasive», con elementi non solo privi di riscontro, ma in alcuni passaggi addirittura smentiti. Nel caso della ragioniera, i giudici rilevano che non vi sia alcuna traccia di minacce, pressioni o allusioni a conseguenze negative nel caso di un rifiuto. Persino il dettaglio del presunto toccamento del seno è risultato contraddittorio tra i vari gradi di giudizio.Il racconto dell’operatrice del centro massaggi è giudicato «generico e contraddittorio», privo di elementi esterni in grado di confermarlo. Un impianto, insomma, che non ha retto alle verifiche dibattimentali.L’assoluzione chiude una vicenda che ha pesato non solo sulla vita privata del maresciallo, ma anche sulla sua carriera, impedendogli la promozione a luogotenente dopo dieci anni alla guida del Nil labronico. Un epilogo che restituisce la libertà, ma non gli anni perduti.

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