Sharenting sotto accusa: il caso dell’influencer arriva in aula

Il processo che coinvolge l’influencer siciliana Clizia Incorvaia si aprirà il 17 dicembre al tribunale di Roma. Una vicenda nata da una denuncia dell’ex marito, il musicista Francesco Sarcina, che contesta l’utilizzo delle immagini della figlia minorenne Nina in contenuti social e campagne commerciali senza il suo consenso. Un procedimento che, al di là dei protagonisti, è destinato a segnare un precedente nella giurisprudenza italiana sul cosiddetto “sharenting”.L’imputazione è quella di trattamento illecito di dati personali, con riferimento alla presunta diffusione sui social di foto e video della minore con finalità commerciali. Secondo quanto ricostruito in atti, le immagini sarebbero comparse in almeno cinque contesti pubblicitari legati a brand di abbigliamento e prodotti per l’infanzia. La Procura di Roma — titolare del fascicolo la pm Alessia Miele — ha acquisito anche una chat attribuita a Incorvaia, in cui l’influencer afferma: «Io li campo grazie ai brand di moda e pago la scuola, vestiti, etc.». Per l’accusa, quel messaggio rivelerebbe la consapevolezza del valore economico delle immagini della figlia.Dal canto suo, Sarcina sostiene di non aver mai espresso un consenso formale e che, anzi, avrebbe più volte chiesto alla ex moglie di interrompere la pubblicazione di contenuti che coinvolgessero la bambina. La sua posizione è rappresentata dall’avvocata Maria Paola Marro, che richiama il principio ribadito dal Garante della privacy: la pubblicazione di foto di minori sotto i 14 anni richiede l’assenso di entrambi i genitori.Diversa la versione di Incorvaia, che esclude un intento di sfruttamento. L’influencer rivendica di aver esplicitamente ridotto l’esposizione mediatica della figlia e di pubblicare oggi solo immagini in cui Nina appare di spalle o in modo non riconoscibile. A suo dire, all’inizio della carriera vi sarebbe stato un clima di tacito consenso all’interno della famiglia.La vicenda si inserisce in un contesto giurisprudenziale in rapido mutamento. Alcune recenti pronunce, tra cui quella del Tribunale di Milano sui genitori “custodi” delle immagini dei figli, hanno segnato un innalzamento dell’attenzione intorno alle pubblicazioni online dei minori. Il processo romano verificherà se, nel caso concreto, l’uso di quelle foto abbia superato il limite del lecito. E, inevitabilmente, contribuirà a definire i confini tra narrazione familiare e sfruttamento dell’immagine, un tema che oggi riguarda migliaia di genitori, non solo gli influencer.

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