Tipo di articolo: cronaca giudiziaria su inchiesta per corruzione e turbativa d’astaLa vicenda giudiziaria che coinvolge l’ex assessore regionale Alfonsino Pisicchio approda in Tribunale. Con una decisione che chiude un lungo lavoro d’indagine, il gup Nicola Bonante ha rinviato a giudizio tutti e nove gli indagati del procedimento sulla gara per la riscossione dei tributi del Comune di Bari. L’apertura del processo è fissata per il 5 marzo, davanti al collegio penale barese, con Regione Puglia, Comune di Bari e Comune di Monopoli tra le parti offese.Il fulcro del fascicolo è l’appalto da 5,5 milioni di euro per i servizi di supporto alla gestione e riscossione dei tributi comunali. Secondo gli inquirenti, la procedura sarebbe stata condizionata da un sistema di pressioni e scambi di favori che avrebbe favorito l’imprenditore Giovanni Riefoli, ritenuto vicino ai fratelli Alfonsino ed Enzo Pisicchio. Le contestazioni parlano di interventi nelle fasi più delicate della gara, comprese quelle segnate da ricorsi amministrativi e verifiche sui requisiti contributivi delle imprese in competizione.L’elenco dei reati ipotizzati è articolato: corruzione, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata allo Stato, falso materiale, cui si affiancano, per alcuni imputati, accuse di false fatturazioni a vantaggio di Riefoli ed Enzo Pisicchio. Nel mirino finiscono non solo l’ex assessore e suo fratello, ma anche il dirigente comunale Francesco Catanese, il funzionario Gianfranco Chiarulli, l’imprenditore Vincenzo Iannuzzi, il broker Cosimo Napoletano, l’assicuratrice Grazia Palmitessa e l’ex funzionario regionale Vincenzo Rinaldi.La Procura descrive un sistema nel quale i fratelli Pisicchio avrebbero svolto funzione di cerniera tra l’imprenditore e alcuni dipendenti pubblici, con una serie di vantaggi economici e personali che avrebbero fatto da contraltare ai presunti interventi sull’appalto. In particolare, per Enzo Pisicchio si parla di somme di denaro, beni di consumo, feste, dispositivi elettronici, un’autovettura e della finta assunzione della figlia in una società legata a Riefoli. Per Alfonsino, invece, la contestazione riguarda promesse di posti di lavoro in aziende considerate utili in chiave elettorale.Un capitolo specifico riguarda le condotte imputate a Catanese e Chiarulli, accusati di aver incanalato l’esito della procedura verso la RTI guidata da Golem Plus, con Creset e Arca Servizi, chiedendo in cambio l’assunzione di propri familiari. Si delinea così, nella prospettiva accusatoria, un quadro di commistione tra interessi pubblici e privati, in cui l’oggettiva rilevanza economica dell’appalto avrebbe reso particolarmente appetibile la capacità di influenzarne l’epilogo.La fase dibattimentale, adesso, diventa il banco di prova di questa ricostruzione: sarà in aula che documenti, testimonianze e perizie saranno sottoposti al vaglio del contraddittorio.
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