Rinascita Scott, la Corte d’Appello rivede le responsabilità: assoluzioni eccellenti e condanne confermate

La decisione della Corte d’Appello di Catanzaro, resa nell’aula bunker di Lamezia Terme, chiude una fase cruciale del processo Rinascita Scott, maxi-inchiesta contro la ’ndrangheta del Vibonese avviata con il blitz del 19 dicembre 2019. Il collegio presieduto da Loredana De Franco ha pronunciato la sentenza di secondo grado su un procedimento che ha coinvolto 215 imputati, dopo quasi due anni di dibattimento in primo grado e l’escussione di oltre cinquanta collaboratori di giustizia.
Il verdetto ridisegna in modo netto la mappa delle responsabilità. L’elemento di maggiore impatto è l’assoluzione di Pasquale Bonavota, per il quale la Corte ha ordinato l’immediata liberazione. Un ribaltamento che incide profondamente sull’impianto accusatorio relativo ai vertici del clan di Sant’Onofrio.
Accanto alle assoluzioni, la Corte ha operato una significativa rimodulazione delle pene. L’ex parlamentare Giancarlo Pittelli e l’avvocato Francesco Stilo ottengono riduzioni sostanziali, mentre viene annullata la condanna dell’avvocato Nazzareno La Tassa. Rimangono invece ferme le condanne più severe per i boss storici della ’ndrangheta vibonese, a partire da Luigi Mancuso, condannato a 30 anni, considerato figura centrale dell’organizzazione mafiosa calabrese.
La sentenza affronta anche il nodo dei rapporti tra criminalità organizzata e apparati istituzionali. Prescritti i reati per l’ex finanziere della Dia Michele Marinaro e per l’ex comandante della polizia municipale Filippo Nesci, mentre viene confermata la responsabilità penale del carabiniere Antonio Ventura, con una diversa qualificazione giuridica dei fatti.
Ampio spazio è dedicato alla posizione di imprenditori e professionisti, con riduzioni di pena e assoluzioni che testimoniano una lettura più selettiva delle condotte contestate. Emblematica l’assoluzione dell’assistente giudiziario Danilo Tripodi, per il quale la Procura generale aveva chiesto una pesante condanna.
Resta centrale il ruolo svolto dalla Dda di Catanzaro, che ha coordinato l’inchiesta con l’allora procuratore Nicola Gratteri e i pm De Bernardo, Frustaci e Mancuso, e l’attività investigativa dei carabinieri del Ros e del Nucleo investigativo di Vibo Valentia.
Rinascita Scott si conferma così un processo-simbolo: non solo per i numeri, ma per l’impatto sistemico che ha avuto sul territorio vibonese, tra affermazione della legalità e necessità di una verifica rigorosa delle responsabilità individuali.

Add a comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *