Si chiude con una profonda revisione dell’impianto accusatorio il processo sul presunto racket delle “finte badanti” che per quasi tre anni ha tenuto sotto osservazione la Valdichiana e parte del centro Italia. Davanti al Gup Andrea Grandinetti, al primo piano del Palazzo di Giustizia di Siena, è arrivata una sentenza che segna un punto di svolta: nessuna associazione a delinquere, assoluzione collettiva per il reato più grave e pene sensibilmente ridimensionate per gli episodi residui.Il procedimento nasce da un’indagine avviata nel 2021, che aveva ipotizzato l’esistenza di un sistema strutturato per il rilascio di permessi di soggiorno attraverso contratti fittizi da badante. Secondo la ricostruzione della Procura, una società di servizi alla persona avrebbe assunto formalmente 347 lavoratori stranieri, impiegandone in realtà solo 58. Gli altri avrebbero ottenuto documentazione “chiavi in mano” dietro compensi variabili, con flussi di denaro diretti anche verso la Tunisia.Una tesi sostenuta in aula dal pubblico ministero Elisa Vieri, che aveva chiesto condanne fino a sei anni e otto mesi per il principale imputato e pene rilevanti per altri soggetti ritenuti centrali nel presunto sodalizio.La decisione del giudice ha però escluso la natura associativa del fenomeno. Tutti gli imputati sono stati assolti dal reato di associazione a delinquere, mentre sono rimasti in piedi soltanto singoli episodi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e truffa. Il principale imputato, quarantasettenne campano, è stato condannato a un anno e otto mesi, con attenuanti generiche prevalenti. Condanne più contenute anche per altri imputati, mentre alcuni hanno patteggiato pene convertite in lavori di pubblica utilità. Per il trentaduenne tunisino è arrivata l’assoluzione dall’accusa di truffa aggravata.Nel collegio difensivo hanno operato gli avvocati Alessandro Betti, Luigi Nicola Fiorino, Ilaria Marini, Angelo Giuliani e Angelo Greco. Non sono seguite repliche della Procura dopo le arringhe difensive.Le motivazioni saranno depositate entro quindici giorni. Per ora, la sentenza ridisegna il perimetro della vicenda: niente racket strutturato, ma responsabilità individuali circoscritte.
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