La vicenda dell’eredità di Marella Caracciolo sembrava avviata verso un epilogo, almeno dal punto di vista penale. Invece, la decisione del gip Antonio Borretta ha rimesso tutto in discussione. Con un’ordinanza articolata, il giudice ha imposto alla Procura di formulare l’imputazione coatta nei confronti di John Elkann e del commercialista Gianluca Ferrero, ritenendo non sufficiente la richiesta di archiviazione avanzata lo scorso settembre.
Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza avevano evidenziato un quadro patrimoniale imponente: quasi 250 milioni di euro di redditi non dichiarati e una massa ereditaria di un miliardo, non sottoposta a tassazione in virtù di una presunta residenza svizzera della defunta Marella. Dopo la morte della matriarca, i nipoti di Gianni Agnelli si erano trovati a fronteggiare una contestazione complessa, sia sul piano penale sia su quello fiscale, e avevano concluso un accordo con l’Agenzia delle Entrate versando 183 milioni di euro.
La Procura aveva ritenuto che la definizione tributaria, unita agli elementi raccolti, consentisse di archiviare per tutti gli indagati. Ma il gip Borretta ha operato una distinzione netta: se per Lapo e Ginevra Elkann e per il notaio Von Grunigen il fascicolo può considerarsi chiuso, per John Elkann e Ferrero il quadro è diverso. Secondo il giudice, vi sarebbero elementi idonei a sostenere in giudizio l’accusa di frode fiscale.
Nel frattempo si muove anche il secondo filone dell’inchiesta. Il gip Giovanna De Maria ha fissato per l’11 febbraio una nuova udienza per esaminare la richiesta di messa alla prova avanzata da Elkann. Ferrero, dal canto suo, tenterà di definire la propria posizione con un patteggiamento che prevede una sanzione pecuniaria di 73.000 euro.
La difesa di Elkann ha manifestato sorpresa per la decisione del gip, annunciando ricorso in Cassazione e ribadendo la totale infondatezza delle accuse.