Una requisitoria lunga, articolata, destinata a segnare il giudizio su uno dei casi più discussi degli ultimi anni: l’omicidio di Younes El Boussettaoui, avvenuto nel luglio 2021 nel centro di Voghera. Il procuratore capo Fabio Napoleone, davanti al giudice Luigi Riganti, ha chiesto 11 anni e quattro mesi per Massimo Adriatici, ex assessore comunale e figura centrale della sicurezza cittadina.Napoleone contesta ad Adriatici una condotta che definisce incompatibile con il suo ruolo istituzionale e professionale: il politico, quella sera, sarebbe uscito deliberatamente armato per monitorare El Boussettaoui, che in piazza manifestava comportamenti molesti. La successiva colluttazione — con il 39enne che avrebbe colpito Adriatici al volto — non giustificherebbe, secondo la procura, l’estrazione immediata della pistola con colpo in canna. «Parlare di eccesso colposo è improprio: qui l’eccesso, se c’è, è doloso», afferma il procuratore.L’impianto accusatorio è stato costruito negli ultimi dodici mesi, dopo che la giudice Valentina Nevoso, al termine del precedente processo, aveva ordinato nuove indagini ritenendo insufficiente l’originaria qualificazione del fatto. Con l’aggiunto Stefano Civardi, Napoleone sostiene che Adriatici, da ex poliziotto e avvocato penalista, fosse perfettamente consapevole delle conseguenze dell’uso dell’arma.L’avvocato Luca Gastini, difensore dell’imputato, mantiene invece ferma la linea della legittima difesa: per la difesa, la reazione fu involontaria, condizionata da un improvviso blackout cognitivo nel pieno della colluttazione. Un aspetto che sarà centrale nella prossima udienza del 16 dicembre, prima della decisione fissata al 30 gennaio.Sul fronte civile, gli avvocati Marco Romagnoli e Debora Piazza annunciano l’intenzione di richiedere accertamenti anche sull’operato della polizia giudiziaria nella fase iniziale delle indagini. All’uscita dal tribunale, la sorella della vittima, Bahija El Boussettaoui, ha ribadito la richiesta della famiglia: «Serve chiarezza, vogliamo giustizia».Un processo che non riguarda solo la responsabilità individuale, ma anche il confine tra sicurezza urbana, potere pubblico e uso legittimo delle armi. Una sentenza attesa da tutta la comunità pavese.
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